cerca CERCA
Venerdì 01 Luglio 2022
Aggiornato: 09:29
Temi caldi

Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

04 dicembre 2014 | 10.11
LETTURA: 5 minuti

Il ministro Poletti: "Sono stufo di essere tirato in ballo per quella foto del 2010".

alternate text

"Sono stufo di essere tirato in ballo per quella foto del 2010. Come presidente della Lega coop partecipavo a migliaia di iniziative e non potevo conoscere tutti coloro che incontravo. E in ogni caso non c' è alcuna mia responsabilità". Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, lo dice al 'Messaggero' a proposito di una vecchia foto in cui viene ritratto a tavola insieme all' allora sindaco Alemanno, all'ex capo dell' Ama Panzironi, al dimissionario assessore alla casa Ozzimo e al capo della cooperativa sociale 29 giugno, Salvatore Buzzi. "Sto tornando in Senato a occuparmi del Jobs act, ho appena posto la fiducia sulla legge delega e non vorrei dedicare altro tempo a quella foto", spiega.

"Cambiamo passo". Il vice segretario dem, Lorenzo Guerini, spiega a 'La Repubblica' la scelta di commissariare il Pd a Roma. Guerini, nel Pd romano è tutto da rifare? "No. È stato deciso di comune accordo con il segretario capitolino Lionello Cosentino, che ha fatto un passo indietro e che ringrazio. Il commissariamento è un segnale molto chiaro all' opinione pubblica e ai nostri militanti della volontà di voltare pagina. È stato scelto il presidente del partito Matteo Orfini come commissario perché ha l' autorevolezza per svolgere un compito così delicato".

"Il mio ex allievo Mario Draghi è in una situazione molto difficile, ma gli acquisti di bond hanno funzionato qui in America, e funzioneranno nell' eurozona se la Bce si deciderà a farli. L'altra ricetta americana vincente: la rapida ricapitalizzazione delle nostre banche è stata decisiva". Lo dice a 'La Repubblica' Stanley Fischer, numero due della Federal Reserve, la banca centrale più potente del mondo. E sui macro-squilibri presenti nel 2007 nelle bilance dei pagamenti dice che ora ce ne sono "meno di quando cominciò la Grande Recessione. Il deficit estero degli Stati Uniti è diminuito di molto, e l' avanzo della Cina è anch' esso molto ridotto da allora. Per quanto riguarda gli squilibri fra la Germania e altri paesi europei, c'è un problema perché la parità di cambio è fissa, non si possono aggiustare gli squilibri con le svalutazioni all' intero dell'area euro. Ma un aggiustamento è in corso, Spagna e Grecia hanno ridotto i propri deficit con l'estero".

Riformare il mercato del lavoro vuol dire più flessibilità, libertà di licenziare? Dalle pagine di 'La Repubblica' risponde Anthony Giddens grande sociologo inglese, ex-direttore della London School of Economics e membro della camera dei Lord. "La flessibilità -dice- andrebbe interpretata, se posso dirlo, in modo più flessibile. Non significa assumere e licenziare quando si vuole. La Germania, per esempio, ha approvato una vasta riforma del mercato del lavoro introducendo elementi di flessibilità, ma l'ha integrata con il coinvolgimento dei lavoratori nel processo decisionale e una maggiore collaborazione tra azienda e dipendenti".

"Prima si fanno le riforme del mercato del lavoro e meglio è.La Spagna ha iniziato nel 2011, ma poi la messa in atto è stata lenta". Lo dice al 'Sole 24v Ore' Sir Christopher Pissarides, economista anglo-cipriota della London School of Economics, premio Nobel nel 2010, esperto di problemi del lavoro, che ha le idee molto chiare sulle politiche di cui hanno bisogno l' Italia e l'Europa per uscire dalla crisi.

"Ora si cominciano a vedere i risultati -aggiunge-. La Grecia le ha annunciate, ma poi non le ha realizzate.L'Italia parte adesso. La proposta del Governo Renzi su questo è un ottimo inizio, ma ricordiamoci che, sulla base dell'esperienza di altri Paesi, gli effetti più significativi sull' occupazione arrivano dopo circa 4 anni". Il parere del premio Nobel sul Jobs Act è positivo. "Sono d' accordo con l' idea - afferma - di rendere più flessibili assunzioni e licenziamenti. E anche con l' introduzione di un contratto di lavoro unificato a garanzie crescenti e con la proposta di sottrarre ai giudici la decisione sul reintegro. Si va verso la direzione della flexicurity, adottata altrove, ed è la direzione giusta. Un altro elemento importante sono gli incentivi all' apprendistato. E non credo che con la riforma si eliminino le protezioni dei lavoratori: solo che queste devono toccare allo Stato".

"L'Italia sta pagando a caro prezzo la poca inclusione dei giovani nella nostra economia". Lo scrive sul 'Sole 24 Ore' Giuseppe Sabella, direttore di Think-in. "Le economie europee più competitive investono molto sui giovani perché sono portatori di innovazione, e non solo su quelli di casa loro, ma facendo in modo che le loro Università ne accolgano da altri paesi. È chiaro che, una volta inseriti nel mercato, questi sviluppano ponti commerciali con i loro paesi di provenienza. L' Italia non solo marginalizza e precarizza quei pochi che ha, ma ne perde molti che scelgono di andare a lavorare all' estero e ne attrae pochissimi dagli altri paesi".

Il presidente di Telecom Italia, Giuseppe Recchi, reduce dai festeggiamenti per i 50 anni dei laboratori Cselt - l' attuale TILab - rivendica con 'La Stampa' "l' eccellenza tecnologica" del gruppo, lamentando che "spesso il film della finanza attrae i media ma nasconde il nostro fortissimo dna". Telecom, aggiunge, sta investendo "un miliardo in tre anni per la ricerca, tre miliardi l' anno per lo sviluppo e il mantenimento delle reti". E a chi gli chiede se Telecom centrerà gli obiettivi stabiliti dal governo per la diffusione della banda larga, dice "Assolutamente sì, anche perché è un programma che non punta a obiettivi in maniera virtuale, ma analizza quali sono le condizioni per cui tali obiettivi si possono raggiungere".

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche
ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza