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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

01 luglio 2014 | 09.52
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Sandro Gozi: "In questi primi sei mesi di legislatura, intendiamo avviare un nuovo ciclo politico in Europa, che deve essere del cambiamento".

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''E' chiaro che se il pil è più debole ci sono implicazioni per i conti''. Ma occorre aspettare ''stime più attendibili''.Una manovra correttiva, comunque, non sarà necessaria. Lo afferma il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, in un'intervista al Sole 24 ore. ''Aspettiamo di vedere i dati reali del secondo trimestre'', spiega il ministro. ''Eppoi ci porremo il problema di aggiornare le stime sull'anno. Di certo la debolezza del pil in questo inizio del 2014 non è solo italiana ma europea. E anche negli Stati Uniti non è andata granché''.

Il ministro consegna poi la sua ricetta per rilanciare una crescita ''sostenibile nel tempo e capace di creare nuova occupazione'', lavorando tutti insieme su tre pilastri: riforme strutturali, maggiore integrazione dei mercati, investimenti. ''Le riforme strutturali migliorano il potenziale economico di ogni paese, con effetti positivi sugli altri''. Serve un pacchetto ''concepito tutto insieme, nel quale le riforme economiche e quelle istituzionali si sostengono e rafforzano a vicenda''. La maggiore integrazione dei mercati ''favorisce la crescita''. Mentre gli investimenti ''sono un motore imprescindibile, soprattutto se quelli pubblici fanno da volano a quelli privati''.

Nell'agenda dell'ultimo vertice europeo, assicura Padoan, ''non c'era una discussione sull'Italia''. I partner ''non avevano motivo di chiederlo''. ''Forti dei nostri conti e delle riforme strutturali avviate e programmate non andiamo con il cappello in mano a chiedere favori o deroghe individuali''. La questione della flessibilità ''era certamente sul tavolo''. Tuttavia, sottolinea il ministro, ''si fa un gran parlare di regole, e in particolare di cambiarle, ma nessuno dice per fare che cosa. Se vogliamo cambiare marcia dobbiamo riempirlo questo cambiamento. L'Italia mette sul tavolo proposte concrete per fare ripartire e accelerare la crescita. Quando ci saremo messi d'accordo su misure condivise a livello europeo potremo discutere anche delle regole''.

"In questi primi sei mesi di legislatura, intendiamo avviare un nuovo ciclo politico in Europa, che deve essere del cambiamento. Un ruolo da costruire, giorno per giorno, anche in Italia. E tutti saranno chiamati a dare il proprio contributo". Così Sandro Gozi, in un'intervista a 'Il Messaggero', sottosegretario alla Presidenza del Consiglio delegato alle Politiche europee, richiama tutti gli attori nazionali alla sfida che si apre domani. "E' un cambio di passo -spiega- dall'applicazione statica delle regole finalizzate unicamente alla stabilità, a una visione dinamica legata ai nuovi obiettivi politici contenuti nel documento Van Rompuy, e alle riforme strutturali. Le politiche europee devono accompagnare e incoraggiare le riforme, non ostacolarle con un approccio puramente contabile, come quello applicato sin qui da Olli Rehn. Significa usare quella clausola di flessibilità, già contemplata dalle regole europee, che sinora è stata negata all'Italia".

"Il successo dell'aumento di capitale da 5 miliardi ha evitato la nazionalizzazione di Mps. Un traguardo impensabile anche solo un anno fa, quando la banca sembrava l'emblema della crisi del sistema Italia. In pochi mesi, invece, lo scenario esterno è mutato con il ritorno d'interesse degli investitori internazionali verso gli asset finanziari dell'Europa non core. Ma credo che abbia avuto un ruolo decisivo anche l'accelerazione del turnaround gestionale del Monte, dimostrato concretamente con il taglio dei costi, nel biennio 2012-2013, da 3,5 a 2,9 miliardi ed il netto miglioramento della situazione finanziaria dell'istituto. Questa è una grande banca, la terza in Italia, che si è presentata al mercato con bilanci ripuliti e con un nuovo assetto azionario dopo decenni di controllo pubblico o della locale Fondazione. Una svolta che è stata colta dagli investitori globali". Così, in un'intervista a 'Il Sole 24 Ore', l'amministratore delegato di Mps Fabrizio Viola.

"Il semestre italiano di presidenza europea non potrà portare ad innovazioni radicali ma non dovrà essere di routine perché così si sprecherebbe il successo elettorale di Matteo Renzi, con danni per l'Italia e per l'Europa. A nostro avviso il presidente del Consiglio dovrebbe puntare sulle continuità innovative che piacciono anche al cancelliere Merkel, sulle quali Draghi si muove magistralmente e dove Renzi non avrà vita facile come dimostra anche il recente Consiglio europeo che non ha mancato di richiamare alle riforme strutturali tutti i Paesi che non le abbiano fatte adeguatamente". Lo scrive su 'Il Sole 24 Ore', l'economista Alberto Quadrio Curzio.

"Non dovrà essere né un contratto unico sostitutivo degli altri tipi di rapporto di lavoro, né l'ennesimo tipo di contratto aggiuntivo rispetto a quelli preesistenti: sarà soltanto il buon vecchio contratto ordinario a tempo indeterminato, regolato in modo da garantire la massima flessibilità nella fase iniziale, con una stabilità via via crescente con il crescere dell'anzianità di servizio del lavoratore". Così, in un'intervista a 'Italia Oggi', il giuslavorista Pietro Ichino riferendosi a come dovrebbe essere il contratto a tempo indeterminato.

"Siamo assolutamente favorevoli ad una maggiore diffusione della moneta elettronica". Così, in un'intervista a 'Libero' Ernesto Ghidinelli, responsabile credito per Confcommercio. "Il decreto salva Italia, proprio per favorire la moneta elettronica, ha introdotto -ricorda- il tetto a mille euro per l'uso del contante prevedendo espressamente un percorso di riduzione delle commissioni bancarie. Dopo un lungo confronto con tutti i soggetti, però, il decreto varato lo scorso febbraio dal ministero dell'Economia non è riuscito ad andare oltre alcune norme in materia di trasparenza e confrontabilità delle commissioni, che tra l'altro entreranno in vigore a fine luglio, ma il taglio di costi bancari è sparito".

"In questo scenario appare inevitabile un’inflazione vicina allo zero. Anche a costo di vedere contratta ulteriormente la redditività, i cui indicatori sono arrivati ormai a livelli allarmanti, nessuno se la sente di agire sui prezzi. Di questo passo però vedremo gli operatori più piccoli della gdo o in difficoltà chiudere i battenti riducendo la concorrenza sul mercato". Così, in un'intervista a 'Il resto del Carlino, Giovanni Cobolli Gigli, presi-dente di Federdistribuzione. "La discesa dei prezzi non potrà durare all’infinito -avverte- però l’inversione di tendenza potrà avvenire solo se ripartono i consumi altrimenti rischiamo di rimanere intrappolati nella spirale deflattiva: giù i consumi e i prezzi".

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