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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

22 dicembre 2016 | 09.14
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"Colpire a morte il maggior numero di persone mentre vivono un momento di festa condivisa - come a Parigi, Nizza o Berlino - vuole minare alle radici la convivenza civile, fatta di quotidianità, di lavoro e di svago, di semplicità dello stare insieme e di coesione nei momenti difficili: è quell' Europa sociale e solidale che condivide alcuni valori di fondo e che in questi ultimi anni è stata gravemente ferita da un crisi non solo economica, ma anche e soprattutto di etica. È l' Europa dell' integrazione e delle garanzie sociali, delle libertà individuali e dei diritti comuni, dei doveri civili e delle lotte per la giustizia e la pace: un' Europa che purtroppo vediamo sfarinarsi giorno dopo giorno, in arroccamenti egoistici e in calcoli particolaristici". Lo scrive su Avvenire Enzo Bianchi.

"Quale sarà l' onere aggiuntivo per i contribuenti - che da gennaio diventeranno i principali azionisti del Monte - dovuto a questo ritardo e all' ottusità con la quale si è cercata una soluzione di mercato che palesemente non c' era? Per di più lasciandosi illudere da qualche banchiere d' affari interessato solo alle commissioni che avrebbe potuto incassare". Lo scrive sul Corriere della Sera Francesco Giavazzi.

"Rimandare non è sempre un errore. Talvolta prendere tempo è una scelta intelligente, purché si usi l' allungamento delle scadenze per affrontare e sciogliere i nodi e rendere i problemi più facilmente risolvibili. In questo caso si è rinviata la soluzione limitandosi ad aspettare mentre la banca perdeva 6 miliardi di depositi in poco più di due mesi, fra il 30 settembre e il 13 dicembre. Rinviare in attesa che accada un miracolo è una prassi molto usata in Italia, dettata da furbizia di bassa lega e da scarsa responsabilità. Quanti problemi si sarebbero evitati se nel momento in cui il Parlamento recepì la Direttiva europea sui salvataggi bancari (bail-in) si fossero informati i cittadini spiegando che da quel giorno alcuni loro investimenti sarebbero diventati più rischiosi? L' opacità è l' altra faccia del rinviare".

"È un mercato che ha voglia e, cosa importantissima, ancora spazio per crescere". Lo dice al Sole 24 Ore Lorenzo Sassoli de Bianchi presidente dell' Upa, associazione delle aziende industriali, commerciali e di servizi che investono in pubblicità: 500 associate che valgono circa il 90% del mercato degli investimenti pubblicitari italiani. "In effetti un periodo in cui di alti e bassi se ne sono visti. Però ora le indicazioni in arrivo dal mercato sono in linea generale confortanti, sia per il 2016, sia per il 2017. Quello che prevediamo per il 2017 è un anno di crescita, e sarà il terzo consecutivo, con un mercato che dovrebbe chiudere con un +2%", dice.

Antonio Patuelli, presidente dell'Abi parla con Il Messaggero e dice: "Non sono amante delle previsioni, sia perché il futuro contiene sempre più variabili di quelle che immaginiamo sia perché i risultati veri sono quelli dei consuntivi. Ma se proprio devo aprire una finestra sul futuro, mi risulta difficile isolare il tema delle banche dal contesto generale". "Intanto nel 2017 si capirà dove vorrà davvero andare la nuova presidenza americana, che è sempre determinante per gli indirizzi dell' Occidente. La lunga e non bella campagna elettorale negli Usa ha messo in luce una crisi di identità dell' Occidente che si era già evidenziata con l' avventata scelta della Brexit".

Vincenzo Boccia presidente di Confindustria fa un bilancio del 2016 dal punto di vista economico con Il Messaggero. "Nel 2016 è aumentata l' incertezza politica, globale e nazionale -dice-. E nell'incertezza tutto diviene più difficile e si allargano i divari: tra Paesi, tra cittadini e tra imprese. Tutto accade a grande velocità e bisogna essere pronti ai rapidi cambiamenti che avvengono nei mercati e nelle tecnologie. Per capire quello che accade nel variegato mondo dell' economia non possiamo guardare solo alle medie di settore o ai dati di sintesi. Dobbiamo approfondire e scopriamo che, all' interno di una generale inversione della tendenza, le forbici si sono allargate accentuando la presenza di vincitori e vinti. E l' incertezza proseguirà anche nel 2017".

"C'è una sola, semplice spiegazione per cui le improvvide parole del ministro Giuliano Poletti sui giovani all' estero hanno suscitato così tanta rabbia: la diaspora di una generazione è la questione che più di ogni altra ha segnato l' Italia in questo primo pezzo di secolo. Lo dico senza esagerazione e con qualche cognizione di causa, avendo trascorso dodici anni in Inghilterra, prima di rientrare a Roma l' anno scorso. Mentre un' intera classe dirigente guardava colpevolmente dall' altra parte, salvo lanciare ogni tanto qualche pietoso annuncio retorico, centinaia di migliaia di giovani inscenavano la loro silenziosa protesta. Si è trattato di un '68 al contrario, fatto di voli Ryanair invece di rivolte di piazza, di domande di lavoro invece di richieste di "6 politico", di pragmatismo e dovere invece di "immaginazione al potere". Scacciati dai padri, i figli hanno preferito l' esilio piuttosto che perdere tempo a ribellarsi". Lo scrive su La Repubblica Ferdinando Giugliano.

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