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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

10 agosto 2017 | 11.22
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"Oggi lavorare per la comunità significa innanzitutto lavorare con la comunità. Lavorare per le persone significa lavorare con le persone. Questo atteggiamento di fondo introduce ad un immaginario e ad un azione profondamente diversi da come nel passato secolo abbiamo sviluppato i diversi lavori di prossimità e i servizi di welfare. Di fronte ai tre grandi fenomeni che da ormai tre decenni attraversano a passi spediti la nostra società, si tratta di provare ad interpretare questo tempo attraverso circuiti virtuosi rinnovati e non attraverso la continuazione di apparenti consolidate abitudini, ormai decadenti. I tre radicali fenomeni che stanno cambiando il quadro quotidiano della nostra convivenza, del nostro stare in relazione con noi stessi, con gli altri e con il mondo sono: gli assetti demografici, i flussi migratori, la tecnocrazia". Lo scrive su Avvenire Johnny Dotti.

Marco Allena, docente di Diritto tributario alla Cattolica di Piacenza, fa parte del comitato tecnico scientifico dell'Osservatorio insediato proprio in vista della Conferenza nazionale sulla famiglia, nell' ambito del quale si occupa delle questioni fiscali. "Le proposte le stiamo definendo - spiega in un'intervista ad Avvenire- e cercheremo di predisporre un documento finale che possa offrire al legislatore, chiunque esso sarà, un disegno della fiscalità per la famiglia più organico di quello attuale. Gran parte del nostro impegno ha riguardato l' Irpef, con l' obiettivo di modulare e attenuare l' impatto dell' imposta sul reddito in base alla composizione della famiglia. Partiamo dal presupposto che il fisco deve essere visto non come una sorta di sussidio a pioggia, ma va ritagliato sulle esigenze vere delle famiglie e del Paese".

Come ci si sente, a 27 anni e con tutta la vita davanti, nei panni di un possibile bersaglio quotidiano del terrorismo, e dopo aver visto le immagini dell' attentato di Levallois-Perret, con quell' auto lanciata contro sei militari uguali a te? "No, non voglio apparire presuntuoso. E non intendo nemmeno minimizzare, ma noi militari italiani impegnati sul territorio siamo ben allenati non solo ad affrontare possibili pericoli di quel tipo, ma ad avere un occhio addestrato a intuire i veri rischi". Lo dice al Corriere della sera il Caporalmaggiore dell' Esercito P. A. P., 27 anni (da San Giovanni Rotondo, Foggia). "Mi aiuta un carattere predisposto alla tranquillità, al controllo dei nervi", e aggiunge "Mi sento veramente un ragazzo come tanti altri. Poi ognuno segue la propria strada. La mia adesso è questa: in piazza con la divisa, per contribuire a rendere più sicura la vita degli altri. So che può sembrare retorico, o banale, o già sentito: ma provo un grandissimo orgoglio per il lavoro che svolgo. E ai pericoli mi sento preparato. Per imparare a proteggere bene un' area italiana, sono già stato in Afghanistan e in Libano".

"Stanno per cambiare le regole per le visite fiscali, quelle che servono a capire se il lavoratore che ha mandato un certificato è davvero malato oppure no. Come previsto dalla riforma della pubblica amministrazione, tutti i controlli passano ai medici dell' Inps. Finora l' Istituto di previdenza si occupava solo dei dipendenti del settore privato, per quelli pubblici la competenza era delle vecchie Asl. Dal primo di settembre tutto passerà sotto il cappello dell' Inps, in nome di un controllo più efficace che le Asl non sempre riuscivano a esercitare. Ma ci sono due problemi ancora da risolvere. Per il momento resterà ancora una differenza per le fasce di reperibilità, gli orari in cui il lavoratore malato deve farsi trovare in casa. Adesso sono di sette ore per i dipendenti pubblici e solo di quattro per i lavoratori privati". Lo scrive Lorenzo Salvia sul Corriere della Sera. "Il vero problema, però, -aggiunge- è la cattiva distribuzione sul territorio dei medici fiscali dell' Inps. Il direttore enerale dell' Istituto, Gabriella Di Michele, sottolinea che ci sono aree dove la «carenza di medici è particolarmente rilevante» e altre con un numero «decisamente elevato rispetto ai fabbisogni»".

"È ora di far ripartire i salari. Se questa ripresa diventa più strutturale si impone un ragionamento anche sulle retribuzioni. Perché il piano Industria 4.0 sta favorendo l'innovazione di processo e di prodotto. Sta aumentando, a valle, anche le competenze dei lavoratori. Il passaggio successivo è in busta paga, ma è chiaro che deve essere vincolato ad uno scambio coerente con l'aumento della produttività". così Marco Bentivogli, segretario generale dei metalmeccanici Cisl, con il Corriere della Sera. E per una crescita più sostenuta manca ancora, spiega "il dato del Sud: gli incentivi del piano del ministro Calenda sono finiti soltanto per il 7% al Meridione. Un dato bassissimo. Nel Mezzogiorno c' è un isolamento senza precedenti delle imprese. Amplificato dalle dimensioni delle aziende, troppo piccole per investire in innovazione. E poi la produttività. Ancora troppo bassa rispetto ad altri Paesi europei".

"Ci sono oltre 5.000 ricercatori italiani nelle Università del Regno Unito, universalmente riconosciute come la seconda potenza accademica e di ricerca del mondo, dopo gli Stati Uniti. Una tale numerosità di accademici e ricercatori italiani in un sistema accademico di eccellenza fa fare un paio di importanti considerazioni. La prima è che le nostre scuole e università riescono a produrre studenti bravi, dando loro solidi basi per affrontare studi e ricerche scientifiche avanzate e sfide professionali impegnative. La seconda riguarda il sistema accademico britannico e internazionale (e non è altrettanto positiva per noi). Va osservato che gli italiani non sono la popolazione accademica non-britannica più numerosa; anche se di poco, i tedeschi ci superano". Lo scrive sul Sole 24 Ore, Roberto Di Lauro, Ordinario di Genetica Medica, Università di Napoli Federico II e Addetto scientifico, Ambasciata d' Italia a Londra.

"E' ora di frenare l' isteria collettiva che divampa sul tema dei migranti e guardare alla realtà. Anche con una pulizia lessicale che aiuti a raffreddare gli animi ed evitare reazioni scomposte. L' insistenza ossessiva sull'"emergenza" prodotta da "sbarchi" di una quantità "debordante e ingestibile" di migranti che "invadono" il territorio innesca un clima di ansia collettiva e focalizza l' attenzione su questo problema, come fosse l' alfa e l' omega della nostra vita pubblica". Lo scrive Piero Ignazi su La Repubblica. "Ma di cosa stiamo parlando, -dice- quando si strilla di emergenza? Guardiamo ai numeri con razionalità. Le cifre qui riportate provengono dalla fonte ufficiale più accreditata a livello internazionale, l'Organizzazione per le migrazioni delle Nazioni Unite (Oim)".

"L' Italia secondo me è al sicuro. Purtroppo, però, c' è una parte oscura, che riguarda la fornitura di uova per la trasformazione in altri prodotti". dice al Messaggero Rolando Manfredini, responsabile Sicurezza alimentare in Coldiretti. Qual è il problema? "Le uova che arrivano al consumatore hanno l'indicazione di origine. Non è così per i prodotti da trasformazione: invece lì dev' essere scritto da dove viene la materia prima". Qual è il meccanismo? "C' è un sistema europeo nato dopo mucca pazza per garantire la sicurezza alimentare. Ogni volta che accade qualcosa, gli Stati sono tenuti a comunicare l' allerta: il prodotto viene richiamato e ritirato. Olanda e Belgio hanno fatto la comunicazione in ritardo. Per questo non sono così sicuro se il prodotto è arrivato ed è stato lavorato. La nostra richiesta è che si sappia la destinazione finale delle uova".

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