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Renzi chiude la Leopolda: "Non siamo l'Italia della rassegnazione"

13 dicembre 2015 | 13.06
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(Foto Adnkronos)

"La Leopolda è la dimostrazione che le cose possono cambiare. Qui oggi non c'è l'Italia della rassegnazione". Lo ha detto Matteo Renzi nel suo intervento di chiusura alla Leopolda.

"Sulle tasse abbiamo fatto un'operazione straordinaria da rasentare un eccesso di ambizione. Stiamo buttando giù le tasse. E' vero, questa l'avete già sentita tante volte ma questa volta è vera, noi questa ambizione la stiamo realizzando" ha sottolineato il presidente del Consiglio e segretario del Pd.

"Qui alla Leopolda c'è una generazione di giovani che ci rottamerà. Io dico: benvenuti - ha continuato Renzi. Questa è la bellezza della vita, non farò politica per tutta la vita ma fino a quando la faremo, la faremo a testa alta, a viso aperto. Poi andremo a casa. Il prossimo anno il Pd farà un investimento maggiore sulla formazione politica dei giovani".

"Se si votasse oggi non ho dubbi che vinceremmo al primo turno. Oggi abbiamo sondaggi superiori rispetto a quelli che avevamo alle europee. Un leader vero non si preoccupa dei sondaggi ma li cambia, con le cose da fare, con il coraggio delle scelte prese" ha detto Renzi dal palco della Leopolda.

In un lungo passaggio del suo intervento finale alla Leopolda Renzi ha parlato della vicenda giudiziaria del padre Tiziano, indagato a Genova per bancarotta fraudolenta nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento di una società esprimendo fiducia nella magistratura, perché con il tempo la verità emergerà e farà giustizia delle speculazioni.

"Mio padre - ha spiegato Renzi - 15 mesi fa si è sentito crollare il mondo addosso perchè ha ricevuto un avviso di garanzia, propri a lui che ha sempre parlato di onestà, di Zaccagnini, di scoutismo... Tutti noi, figli e nipoti, gli abbiamo detto 'nessuno dubita di te'. Però i giornali... le provocazioni che continuavano e mio padre diceva: 'ho una faccia, una storia, una reputazione, fatemi replicare. Io invece gli ho detto: zitto e aspetta". "Sono passati 15 mesi - ha ricordato ancora il segretario del Pd - e la procura per due volte ha già chiesto l'archiviazione. Quindi secondo i magistrati inquirenti non c'è nulla, nessun reato. Eppure mio padre è sempre lì e passerà il secondo natale da indagato". "Io - ha affermato ancora Renzi - da presidente del consiglio dico che sono orgoglioso della magistratura e sono onorato che i pm studino con attenzione tutti i casi che devono esaminare. Non dirò mai una parola contro i magistrati, nei confronti dei quali ho la massima fiducia e mio padre continuerà ad avere l'affetto della sua famiglia e dei suoi amici.

"Ma mio padre - ha raccontato Renzi - mi sta accusando di sbagliare strategia. Lui dice: 'dobbiamo andare all'attacco, alzare i toni, andare allo scontro perchè non ne posso più'. Io invece dico che dobbiamo provare grande solidarietà per chi sfoga le proprie frustrazioni personali con i titoli dei giornali". "Non perderemo mai il sorriso, la leggerezza calviniana, non consentiremo a un titolo di giornale di cambiarci la giornata. La verità e il tempo sono nostri alleati. A chi pensa di farci arrabbiare dico 'non ci avrete amici'. Aspetteremo il tempo necessario, non butteremo via la grande occasione di cambiare l'Italia con polemiche autoreferenziali", ha concluso Renzi.

Standing ovation per Renzi - La Leopolda 2015 si è chiusa con un boato per Matteo Renzi. Un lunghissimo applauso ha salutato l'intervento conclusivo del presidente del Consiglio alla sesta edizione della kermesse politica da lui stesso ideata quando era sindaco di Firenze. Nel corso di quasi un'ora di intervento, Renzi ha ricevuto una quarantina di applausi dalle migliaia di persone presenti nella platea della storica stazione ferroviaria. Al termine dell'intervento, il leader del Pd, mentre la platea lo applaudiva con una standing ovation, si è concesso sul palco per foto e selfie con i volontari e gli organizzatori della Leopolda.

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