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Riforme: tre dissidenti Pd assenti al voto segreto su amnistia

05 agosto 2014 | 20.57
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All'ultimo voto segreto utile per mandare in crisi la maggioranza delle riforme tre senatori dissidenti di punta non erano in aula. Il voto di Corrradino Mineo, Paolo Corsini e Massimo Mucchetti non avrebbe per la verità ribaltato l'esito dello scrutinio sull'emendamento relativo all'amnistia, visto che i tre astenuti al Senato valgono come tre no e si sarebbero sommati ai 143 voti contrari contro quelli che sarebbero stati 144 favorevoli e in effetti sono stati solo 141.

Ma Mineo, incontrando i giornalisti a palazzo Madama, spiega: "Io al momento del voto ero via per motivi familiari non gravi, ma seri. Corsini era a casa con la febbre a 40 e l'assenza di Mucchetti era seria e nota anche a Chiti".

"Il nostro -aggiunge- non è il voto degli incappucciati, di chi si nasconde dietro il voto segreto. Ci abbiamo sempre messo la faccia. E il dato politico è che il governo non ha il controllo dell'aula e ogni volta che non c'è il ricatto rischia di andare sotto. Questa è una brutta riforma, io voterò contro e spero che il referendum la bocci".

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