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Sanremo, il vescovo con Franceschini: "Niente pubblico? difficile giustificare eccezioni"

28 gennaio 2021 | 16.48
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Niente pubblico all’Ariston per il Festival di Sanremo? Il vescovo della città della manifestazione canora per eccellenza, monsignor Antonio Suetta, pur dispiacendosi non trova ragioni perché il festival della canzone italiana possa fare eccezione, rispetto alle altre realtà sul territorio nazionale, in tempi di pandemia. E dunque si trova d’accordo col ministro Franceschini che dice no al pubblico all’Ariston. "Ovviamente- premette all’Adnkronos il vescovo di Sanremo-Ventimiglia - sono le autorità sanitarie e pubbliche a definire le condizioni. Quello che mi pare, a partire da un discorso di buon senso, è che le regole devono valere per tutti per cui se sul territorio nazionale lo svolgimento degli spettacoli è impedito per quanto riguarda la presenza del pubblico, si capisce come purtroppo debba valere anche per il Festival di Sanremo".

"Spiace per tutto quello che il Festival di Sanremo rappresenta per la città come momento di festa, di aggregazione, oltre che come manifestazione canora, soprattutto spiace per il mancato indotto economico - ce ne sarebbe estrema necessità- però - ribadisce il vescovo Suetta - se le norme stabilite da chi ha competenza e autorità valgono per tutto il territorio nazionale non credo che un evento, pure importante come il Festival all’Ariston, per questa ragione debba essere dispensato, soprattutto se sono norme a tutela della salute". Il vescovo comprende le ragioni della macchina organizzativa che ruota attorno alla manifestazione canora ma pensa anche che uno slittamento potrebbe essere una soluzione: "Non vedo quale sia il problema di spostarlo nel tempo, anche se comprendo che sia abbastanza complicato per chiunque cercare di individuare un periodo in cui inserirlo. Si potrebbe guardare al compimento della campagna vaccinale: questo potrebbe essere un riferimento di garanzia".

Il vescovo ribadisce che risulta "difficile individuare ragioni per fare una eccezione: non mi fa piacere, mi dispiace perché va protetto chi produce ma non si può vanificare lo sforzo collettivo che stiamo facendo da un anno. Gli spettacoli per quanto importanti devono sottostare alle regole. A meno che non si limiti lo spettacolo a evento televisivo, e questa potrebbe essere un’altra soluzione".

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