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Satelliti fuori orbita, lo scienziato Bignami: "Riposizionare Galileo è possibile ma costa"

25 agosto 2014 | 17.04
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Dopo il lancio del 22 agosto dei due satelliti che non hanno raggiunto l'orbita prevista a 23mila chilometri (VIDEO), il presidente dell'Istituto Nazionale di Astrofisica parla all'Adnkronos: "Valgono all'incirca 100mila euro su un programma totale da 5 miliardi. Bisognerà valutare se vale la pena ricollocarli"

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"Non è un'operazione semplice" ma è "tecnicamente possibile, ovvero si può provare" a riposizionare i satelliti 5 e 6 Galileo nella loro giusta orbita, rispetto a quella dove si trovano ora, in seguito ad un problema avvenuto probabilmente "al terzo stadio Fregat del lanciatore Soyuz", ma "bisogna vedere se ne vale la pena perché sono operazioni molto costose".

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E' il presidente dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Giovanni Fabrizio Bignami, a intervenire così, parlando con l'Adnkronos, sul lancio dei due satelliti che, dopo il lancio il 22 agosto dalla base di Kourou nella Guyana francese, non hanno raggiunto l'orbita prevista a 23mila chilometri dalla Terra ma che si trovano a 15mila chilometri sopra il nostro pianeta.

"Mettere satelliti su un'orbita precisa - spiega l'astrofisico ed ex presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana - è un'operazione complessa, possono intervenire molti ostacoli. Va detto però che il lanciatore Soyuz è il più affidabile e ha diverse migliaia di lanci di successo alle spalle, così come l'ultimo stadio Fregat che sembra responsabile del problema".

"L'Agenzia spaziale europea (Esa) - sottolinea - ha una storia di riposizionamenti importante, come recentemente è avvenuto con il satellite Artemis e prima ancora con Hipparcos negli anni '90. Quindi tecnicamente è possibile ma mentre questi due satelliti erano unici e costavano molto il 5 e 6 Galileo valgono all'incirca centomila euro su un programma totale da 5 miliardi di euro. Bisognerà valutare se vale la pena ricollocarli".

"Il programma Galileo è strategico e certamente si va avanti - aggiunge Bignami - tanto più che ora anche l'India sta avanzando con un suo sistema di navigazione satellitare".

"L'India - anticipa lo scienziato - sta lavorando ad un sistema di posizionamento e navigazione via satellite che coprirà tutto il Paese e l'Indonesia, due aree che, globalmente, racchiudono una popolazione, e quindi potenziali utenti, ben superiore agli utenti di Stati Uniti che possiedono il Gps, della Russia che ha il Glonass e dell'Europa che sta realizzando il sistema Galileo".

"Pazienza se il programma europeo o quello indiano possano irritare gli Usa che si vedono sottrarre il controllo della situazione al loro Gps" scherza Bignami, ribadendo "per questo l'importanza strategica per l'Europa del sistema di navigazione Galileo". Lo scienziato tiene però a ribadire che, "anche se possibile", riposizionare i satelliti "non è un'operazione da poco", a cominciare dal fatto che "bisogna circolarizzare l'orbita che adesso è ellittica".

"In generale, i satelliti - avverte il numero uno dell'Inaf - non sono motorizzati per grandi spostamenti e i due satelliti Galileo dovrebbero salire da 15mila chilometri a 23mila chilometri sopra la Terra per arrivare alla loro giusta orbita". Insomma, conclude, "saranno fatte le dovute valutazioni".

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