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Coronavirus: Scandurra, 'la Santa Messa a turno, come in Posta'

12 aprile 2020 | 14.27
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Chiesa Madre di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, a Torino

(di Veronica Marino) - "Ha ragione Paolo Brosio. Le Chiese devono restare aperte. Ma non basta. Torni anche la Santa Messa. Ne gioverebbero tutti. Per primi gli anziani, per cui il mancato accesso alle Sante Messe suona come una carezza strappata, un conforto negato. Le funzioni quotidiane abitualmente precedute dalla recita del Santo Rosario, oltre a quello religioso, sono un’occasione importante, specialmente per chi è solo o vedovo, di sentirsi parte, almeno una volta al giorno, di una famiglia diffusa". La pensa così il critico musicale e giornalista cattolico Maurizio Scandurra che, nella Domenica di Pasqua, condivide con l'Adnkronos la sua riflessione sulle le parole pronunciate oggi da Papa Francesco in merito alla consolazione, ora negata dal coronavirus, che sgorga dai Sacramenti.

"Non si potrebbe fare in Chiesa come si fa per ritirare le pensioni negli Uffici Postali? – si domanda - a turno, in ordine alfabetico e a giorni alterni. Non influirebbe in alcun modo sul rischio di contagio. Stanti, di fatto, gli ampi spazi a disposizione nelle chiese per accomodarsi in sicurezza. Basta solo evitare contatti e rispettare le distanze, astenendosi per un po’ anche da quei gesti tipici della devozione popolare quali baciare, sfiorare o accarezzare le icone sacre". Per il giornalista, infatti, "è innegabile che il lockdown imposto dal Coronavirus accentui gli aspetti legati al profondo di ciascuno: che, da dentro, ora bussano più forte". Ecco perché "ignorare il bisogno di sacro può esporre i soggetti più fragili al pericolo di una solitudine maggiore. Di finire in pasto a sette sconsiderate che ammiccano sul web".

"Nonostante la possibilità di raccogliersi privatamente ciascuno nelle proprie case, la preghiera personale, fondamentale e preziosa, da sola – ne è convinto Scandurra - al cristiano non basta. E’ simile a un edificio vuoto che necessita poi di essere completato e mantenuto vivo ogni giorno. L’Altissimo è il capofamiglia, i fedeli radunati intorno alla tavola i Suoi figli. Mentre i sacramenti, celebrazione eucaristica in primis, il dono prezioso con cui il Signore Gesù ha permesso all’uomo di continuare a nutrirsi della Sua presenza anche dopo la Risurrezione. Da sempre - approfondisce Scandurra - anche il sacerdote cottolenghino Don Adriano Gennari ribadisce il valore assoluto dell’Adorazione Eucaristica, sulle orme del Santo Curato d’Ars. E Padre Gianni Rossetti, stimato teologo vercellese, soleva spesso ripetere che ‘La Santa Messa è una tragedia d’amore’, evidenziando l’infinita bellezza di un Amore Totale che si dona al mondo nell’Eucaristia. Perché sia Pasqua sempre. Ogni domenica, ogni giorno".

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