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Sindacati: bene ammortizzatori sociali a collaboratori a progetto, ma serve di più

12 marzo 2014 | 18.43
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Roma, 12 mar. (Labitalia) - Bene l'allargamento degli ammortizzatori sociali ai lavoratori con contratto a progetto, ma le protezioni devono riguardare anche gli altri lavoratori atipici, per i quali devono essere previste politiche attive per rientrare nel mercato del lavoro. Così, in sintesi, Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp Uil giudicano l'inserimento di un'indennità universale di disoccupazione per i lavoratori con contratto a progetto, prevista dal Jobs act.

Per Claudio Treves, segretario generale della Nidil Cgil, "tutte le ipotesi di allargamento della platea di quanto godono degli ammortizzatori sociali sono benvenute, ma quelle che si prospetanno ci sembrano insufficienti". "Dal 2010 -dice a Labitalia- la Cgil ha una sua proposta per l'universalizzazione degli ammortizzatori sociali che prevede due pilastri: da una parte, la generalizzazione della cassa integrazione nel caso delle aziende in difficoltà e, dall'altra, un'indennità universale di disoccupazione. Nelle ipotesi fatte, invece -sottolinea Treves- l'allargamento della platea riguarderebbe solo i lavoratori con contratto a progetto, lasciando esclusi tutti i lavoratori della pubblica amministrazione che hanno contratti di collaborazione coordinata e continuativa e che sono un numero rilevante".

E inoltre, aggiunge Treves, "c'è il problema del finanziamento: se si vuole creare un nuovo sistema universale di contribuzione è un conto, ma se invece, come sembra, si vuole spostare le risorse dalla cassa in deroga a questo nuova indennità di disoccupaizone universale, questo non ha senso e non è accettabile, si tratterebbe di spostare il problema da una parte all'altra". "Va introdotto un nuovo sistema assicurativo -conclude Treves- per far 'partecipare' il mondo economico che non contribuisce alla cig ed è costretto a ricorrere alla cig in deroga".

Secondo Ivan Guizzardi, segretario generale della Felsa Cisl, "la posizione della Felsa e quella della Cisl è sempre stata quella che, al di là degli istituti contrattuali, le protezioni sociali devono essere date a tutti i lavoratori". "Noi ci siamo adoperati -spiega a Labitalia- in passato per innalzare i versamenti contributivi".

"Quindi -aggiunge Guizzardi- giudichiamo bene questo intervento ma deve essere legato a delle politiche attive per far rientrare queste persone nel mercato del lavoro, attraverso l'orientamento, la formazione e il bilancio delle competenze".

Per Magda Maurelli, segretario generale della Uil Temp, "serve una riforma degli ammortizzatori sociali che sia realmente universale senza discriminazioni in funzione del contratto: fino ad oggi il sistema di protezioni era pensato esclusivamente per chi perdeva il posto fisso, lasciando soli i più vulnerabili".

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