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Quota 100, "pensioni ridotte fino al 30%"

ECONOMIA
Quota 100, pensioni ridotte fino al 30%

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Pensione quota 100 rischia di costare cara. Chi optasse per questa formula, subirebbe infatti una riduzione fino al 30% dell'assegno pensionistico. Così il presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Giuseppe Pisauro, in audizione alla Camera sulla manovra. L'introduzione della quota 100 per l'anticipo pensionistico, afferma l'Upb, "potrebbe potenzialmente riguardare nel 2019 fino a 437.000 contribuenti attivi. Qualora l’intera platea utilizzasse il canale di uscita appena soddisfatti i requisiti potrebbe comportare un aumento della spesa pensionistica lorda stimabile in quasi 13 miliardi nel 2019 e sostanzialmente stabile negli anni successivi".

"Questa stima - chiarisce l'Upb - non è ovviamente direttamente confrontabile con le risorse stanziate nel Fondo per la revisione del sistema pensionistico per vari fattori: dal tasso di sostituzione dei potenziali pensionati con nuovi lavoratori attivi a valutazioni di carattere soggettivo (condizione di salute o penosità del lavoro) o oggettivo (tasso di sostituzione tra reddito e pensione, divieto di cumulo tra pensione e altri redditi, altre forme di penalizzazione)". Resta il fatto che, secondo stime Upb, chi optasse per quota 100 subirebbe una riduzione della pensione lorda rispetto a quella corrispondente alla prima uscita utile con il regime attuale da circa il 5% in caso di anticipo solo di un anno a oltre il 30% se l’anticipo è di oltre 4 anni.

Il sottosegretario al ministero del Lavoro, Claudio Durigon rispondendo ai rilevi dell'Upb assicura: ''Chi andrà in pensione con quota 100 non subirà nessun taglio. Non ci sarà nessuna penalizzazione sulla rata pensionistica. La nostra proposta, a differenza delle altre, presentate anche nella scorsa legislatura e proposte anche in questa fase di manovra dall'Inps, non toglierà nulla a chi andrà in pensione anticipatamente". "E' chiaro che chi uscirà con quota 100 avrà una rata pensionistica basata sugli effettivi anni di contributi e non anche sugli anni non lavorati", spiega ribadendo: "Stiamo portando avanti una riforma giusta, che permetta agli italiani di godersi la pensione e che al tempo stesso non gravi troppo sui costi". E proprio in questo senso, conclude, "ribadisco che la spesa sarà circa la metà di quanto oggi ipotizzato dall'Upb ma apprendiamo invece con interesse che l'ufficio parlamentare di bilancio misuri il 50% dell'effettivo tiraggio di quota 100''.

I RILIEVI DELL'UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO- Per Upb, è la legge di bilancio nel complesso che presenta "incertezze insite sui conti". Per esempio, tra gli altri aspetti, osserva Pisauro, "il quadro della finanza pubblica non sconta incrementi della spesa per il personale che se attuati dovranno essere ricoperti o con altre spese o con aumenti di tassazione locale". Inoltre, il quadro economico peggiore e altri elementi contribuiscono a rendere "estremamente difficile capire quale sarà il deficit del prossimo anno", che il governo programma al 2,4% del Pil e la Commissione Ue al 2,9% mentre l'Upb stima al 2,6%.

"Nelle valutazioni più recenti dell’Upb che incorporano la manovra al suo valore facciale, l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche si posizionerebbe nel 2019 al 2,6% del Pil. In particolare, le divergenze rispetto alla stima della Nadef e a quella recentemente diffusa dalla Commissione europea sono imputabili alla diversa previsione sulla crescita economica e all’impatto dell’aumento dello spread sulla spesa per interessi", afferma Pisauro. "Le grandezze della finanza pubblica programmate dal governo appaiono soggette a rischi (indebolimento del quadro macroeconomico e impatto dell’evoluzione recente dei tassi di interesse) e incertezze (l’efficacia delle misure di razionalizzazione della spesa, i tempi di attuazione delle norme sul 'reddito di cittadinanza' e sulla riforma del sistema pensionistico, l’effettiva realizzazione dei valori programmatici della spesa per investimenti)", aggiunge il presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio.

PIL - "Il rallentamento congiunturale già sottolineato in occasione della presentazione della Nadef si è ulteriormente accentuato - spiega l'Upb - Ne risulta confermata la previsione, indicata in sede di validazione dello scenario tendenziale, di una crescita dell'1,1% del Pil 2018, mentre emergono ulteriori rischi al ribasso relativamente al prossimo anno. Secondo le stime di breve termine dell'Upb la crescita del 2019 già acquisita risulterebbe pari allo 0,1%, rendendo l'obiettivo di aumento del Pil per il prossimo anno (1,5%) ancora più ambizioso di quanto già rilevato in precedenza".

FLAT TAX - Nel complesso la flat tax per partite Iva ed autonomi, rileva Upb, comporta un beneficio medio complessivo per i contribuenti coinvolti di circa 5.300 euro pari a circa il 16,9% del loro reddito, di cui circa la metà deriva dal passaggio dall’Irpef alla tassazione sostitutiva, 5 punti sono dovuti all’esclusione dal regime Iva e i restanti 4,2 all’agevolazione contributiva.

PACE FISCALE - Quanto alla dichiarazione dei redditi integrativa e le diverse forme di definizione agevolata premiano "i contribuenti meno meritevoli e indebolisce il senso di obbedienza fiscale della platea dei contribuenti, oltre che compromettere le entrate future".

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