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Animali: solo 80mila giraffe in natura, -40% in 15 anni

22 giugno 2015 | 12.45
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La giraffa, simbolo della natura africana dal Sub-Sahara al Sud-Africa, dal Kenya alla Nigeria, animale nazionale della Tanzania e considerato “reale” in Botswana, negli ultimi quindici anni ha subito un declino del 40%, con 80.000 esemplari rimasti in natura. (Foto) A pesare sul futuro di questo splendido animale, la frammentazione dell’habitat a scopo produttivo in tutta l’Africa e, in Uganda in particolare, l'incremento dell'attività mineraria nel Parco Nazionale Murchison Falls.

Due delle nove sottospecie di giraffa sono considerate oggi "minacciate di estinzione" dall’Iucn, l'Unione Mondiale per la Conservazione della Natura, e una di queste è la Giraffa di Rothschild che sopravvive per lo più in Uganda con 1.100 esemplari. L’allarme viene dalla Giraffe Conservation Foundation, e gli zoo di tutta Europa fanno cerchio attorno alla specie cooperando nell’ambito Programma Europeo delle Specie Minacciate per sostenere la conservazione in situ, ovvero nell’habitat naturale della specie.

In Italia, il Parco Natura Viva di Bussolengo sostiene la Giraffe Conservation Foundation con una raccolta fondi dedicata. “La savana del Parco Natura Viva ospita quattro maschi di Giraffa, in un assortimento non casuale, che non prevede l’inserimento di femmine fertili - spiega Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva di Bussolengo e presidente Uiza (Unione Italiana Zoo e Acquari).

“Abbiamo deciso di non avere 'famiglie' - aggiunge - ma di accogliere solo esemplari maschi da altri zoo, dar loro una casa e allevarli per trasferirli in altre strutture che abbiano le condizioni giuste per la riproduzione. Questa strategia non solo evita il pericolo di accoppiamento fra consanguinei ma aiuta anche a gestire nel modo migliore le nascite”.

Come è già accaduto ad Amos e Themba, che sono arrivati a dicembre da Paesi Bassi e Germania e a Filippetto, che è stato trasferito in Francia dove è diventato papà. Gli zoo continueranno a coordinare le popolazioni ospitate, in attesa che gli studi scientifici siano sufficienti per mettere in campo progetti di reintroduzione efficaci.

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