Il film diretto da Giovanni Veronesi con Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando e Carlo Cecchi è ambientato nel Seicento: racconta il confronto tra fede, verità e autorità attraverso la figura di Leopoldo da Casamacchia
Nel cuore del Seicento, quando la Chiesa parla ai fedeli attraverso il rigore della tradizione e il latino delle celebrazioni ufficiali, un frate sceglie una strada diversa: raccontare Dio con parole semplici, vicine agli uomini, capaci persino di restituire il sorriso. È la storia di frate Leopoldo da Casamacchia, protagonista di “Dio ride”, scritto e diretto da Giovanni Veronesi, che sarà il film di chiusura, fuori concorso, della 83/a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia diretta da Alberto Barbera (2 – 12 settembre). Nel cast figurano Pierfrancesco Favino, nel ruolo del frate Leopoldo da Casamacchia, Silvio Orlando, in quello del cardinale Maculani, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi, che veste i panni di Papa Innocenzo X.
Liberamente ispirato a fatti realmente accaduti, il film segue il percorso di un uomo che, villaggio dopo villaggio, conquista migliaia di persone con un messaggio di speranza e umanità. Leopoldo racconta un Dio vicino agli uomini, capace di comprendere le loro fragilità e di condividere anche la loro gioia. La sua popolarità cresce rapidamente, tanto da svuotare le chiese e attirare l’attenzione delle autorità ecclesiastiche. L’eco di quella voce arriva fino a Roma, dove il suo insegnamento viene percepito come una possibile minaccia all’ordine costituito. A indagare sul caso viene chiamato il cardinale Maculani, uno dei più autorevoli inquisitori del suo tempo. Quello che dovrebbe essere un processo diventa invece un confronto inatteso tra due visioni del mondo: da una parte il potere che teme di perdere il controllo, dall’altra la forza di una verità che trova spazio nelle coscienze delle persone. Mentre il destino di frate Leopoldo sembra ormai segnato, anche chi lo giudica è costretto a confrontarsi con il dubbio. Perché una voce può essere messa a tacere, ma non ciò che quella voce ha lasciato negli altri. Attraverso questa vicenda ambientata nel passato, Veronesi costruisce un racconto che parla al presente, mettendo al centro temi universali come la libertà, il rapporto tra individuo e autorità e la ricerca della verità.
“Dio ride” sarà presentato in prima mondiale sabato 12 settembre nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia, subito dopo la cerimonia di premiazione. "Io non riesco a esprimere bene le mie emozioni, mi resta difficile dire che sono entusiasta o felice - ha commentato Giovanni Veronesi - Stavolta però l'invito alla Mostra di Venezia mi ha sorpreso e lusingato. Sono felice, ecco l'ho detto". Per Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra, il film rappresenta una chiusura all’insegna della migliore tradizione del cinema italiano: "Chiuderemo in crescendo grazie a Giovanni Veronesi e ai suoi magnifici interpreti, cui si deve la riuscita combinazione di ironia e leggerezza applicata a un tema tradizionalmente serio. Un registro che appartiene alla migliore tradizione di certo cinema italiano, troppo a lungo trascurato".
Prodotto da Indiana Production, società Vuelta, PiperFilm e Ogi Film, in collaborazione con Netflix, il film vede tra i produttori Fabrizio Donvito, Benedetto Habib, Marco Cohen e Daniel Campos Pavoncelli per Indiana Production, e Massimiliano Orfei, Luisa Borella e Davide Novelli per PiperFilm. La sceneggiatura è firmata da Giovanni Veronesi, Nicola Baldoni, Gianluca Bernardini e Nicola Deorsola, con la collaborazione di Paolo Portone e Jean Jacques Ilunga.
“Dio ride” arriverà nelle sale italiane il 29 ottobre, distribuito da PiperFilm, mentre le vendite internazionali sono curate da Piperplay.
Regista e sceneggiatore tra gli autori che hanno segnato il rinnovamento del cinema italiano dagli anni Novanta, Giovanni Veronesi ha firmato film come “Che ne sarà di noi”, la trilogia di “Manuale d’amore”, “I moschettieri del Re” e “L’ultima ruota del carro”. Dopo gli inizi al fianco di Francesco Nuti e la vittoria del David di Donatello per la sceneggiatura di “Per amore, solo per amore”, ha collaborato anche con Leonardo Pieraccioni alla sceneggiatura de “Il ciclone”, uno dei grandi successi del cinema italiano. Con “Dio ride”, Veronesi torna ora alla finzione cinematografica con una parabola storica che guarda al Seicento per interrogare il presente: la libertà di una voce contro la paura del potere. (di Paolo Martini)