Amati o odiati, poco importa. Il duo canadese, nel giro di qualche mese, ha fatto diventare virale il rock microtonale e si prepara a un tour mondiale tutto esaurito. In Italia il 31 maggio
Tutti ne parlano. E del resto, è impossibile staccargli gli occhi di dosso. Nel giro di poche settimane, gli Angine de Poitrine sono passati dall’anonimato a diventare il fenomeno musicale più discusso di questo inizio 2026. Oltre sette milioni di visualizzazioni su YouTube, feed Instagram invasi, fan spaccati a metà tra adorazione e rigetto. Ma chi sono davvero quei due corpi ricoperti (letteralmente) dalla testa ai piedi di pois bianchi e neri, con maschere di cartapesta, e così disturbanti da diventare persino ipnotici? Sul palco rispondono al nome di Khn e Klek, scelti per non significare nulla o tutto, a seconda dei punti di vista. La prima cosa che colpisce degli Angine de Poitrine, è innegabile, è la loro estetica. I costumi a pois sono quasi fastidiosi, come un pattern che non dovrebbe stare lì così a lungo, mentre le maschere di cartapesta annullano l’identità, trasformandoli in ‘alieni’.
Qualcuno sui social ha ironizzato: “Sono Jack White e Meg White sotto mentite spoglie”. Altri li hanno ribattezzati “i Primus a pois”, evocando il mondo alternative metal della band statunitense. Dave Grohl dei Foo Fighters ha ammesso di essere rimasto sconvolto. Ma il punto è questo: nessun riferimento basta davvero a definirli. Musicalmente, gli Angine de Poitrine vengono incasellati nel math rock ma la definizione è riduttiva. Il cuore del loro suono è microtonale: significa che utilizzano intervalli diversi da quelli della scala occidentale tradizionale. In pratica, tra una nota e l’altra esistono ‘spazi’ che normalmente non vengono usati e loro li esasperano. Il risultato? Un senso costante di tensione e instabilità, come se la musica fosse sempre leggermente ‘fuori asse’. Khn suona una chitarra-basso microtonale a doppio manico, costruita modificando uno strumento standard. Non è un gimmick ma serve per comporre il loro sound così caratterizzante. Klek alla batteria completa il quadro con ritmi spezzati e geometrici, quasi matematici. Tra loro parlano una lingua inventata. Anche qui, una barriera per chi guarda.
Il nome stesso della band può far alzare più di un sopracciglio: Angine de Poitrine in francese significa angina pectoris, un dolore toracico causato da una riduzione dell’ossigeno al cuore. Per qualcuno una chiave di lettura non di poco conto. La loro musica sembra costruita proprio per creare quella sensazione di compressione e tensione trattenuta. Gli Angine de Poitrine sono in giro da più di vent’anni eppure il punto di svolta è arrivato a febbraio, quando la radio indipendente di Seattle KEXP ha su YouTube il video della loro esibizione al festival Trans Musicales. Da lì, definirli virali sarebbe riduttivo. Instagram ne è letteralmente invaso. Provare per credere. Meme e commenti sono ovunque. Alcuni entusiasti: “Sono super creativi”, “finalmente i nuovi Beatles” (un paragone azzardato con i baronetti). Altri decisamente meno, li definiscono “più freddi della morte” e “come il ketchup sulla pasta”.
Hype o meno, è anche questa polarizzazione a renderli irresistibili. Di sicuro c’è che chi cerca del comfort non lo troverà nella loro musica. Non a caso vengono spesso accostati a progetti come Glass Beams o Clown Core ma anche qui il confronto regge solo fino a un certo punto. Il dettaglio più sorprendente, come accennavamo, è che Khn e Klek suonano insieme da vent’anni. Senza essere mai davvero notati e apprezzati da un pubblico mainstream. E c'è da scommettere che il 2026 sarà il loro anno. È uscito ieri ‘Vol. II’, il disco che segue 'Vol.1' del 2024, mentre il primo continua a macinare ascolti. Il tour, partito ieri da Montréal, che passerà anche per l’Europa da maggio, è già sold out. E c’è anche una data italiana, il 31 maggio al Poplar Utopia di Rovereto.
In attesa di vederli da vivo, il dibattito è aperto: gli Angine de Poitrine sono davvero la nuova avanguardia musicale o solo un fenomeno virale perfettamente costruito per l’era dei feed e destinato a sparire in una manciata di mesi? Forse entrambe le cose, forse no. Di certo, Khn e Klek hanno fatto qualcosa che non accadeva da tempo: dare una scossa al mainstream. Intendiamoci, nulla di nuovo sotto il sole, almeno per l’estetica mascherata: dai Daft Punk a Liberato, passando per Slipknot, M¥SS KETA, i Tre Allegri Ragazzi Morti e Tony Pitony, gli esempi, anche recenti, non mancano. La differenza è che la loro non è musica per tutti i palati, e non cerca di esserlo. E' spigolosa e a tratti respingente e parte del successo risiede in questa sua natura ostica. Magari gli Angine de Poitrine non resteranno ma, amati o odiati che siano, il segno lo stanno già lasciando. (di Federica Mochi)