Piero Cassano: "Viviamo in un coma musicale, si pensa più alla fama che alla passione"

Il co-fondatore dei Matia Bazar e storico produttore di Eros Ramazzotti riceverà il premio 'DietroleQuinte' a Sanremo

 - (Ipa)
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18 febbraio 2026 | 13.21
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Un premio che non è un congedo, ma un'occasione per ringraziare e raccontare, senza filtri, la sua sulla musica di ieri e di oggi. Piero Cassano, anima dei Matia Bazar, autore e produttore che ha firmato pagine indelebili della musica italiana, si prepara a tornare a Sanremo il 23 febbraio per ricevere il premio 'DietroleQuinte'. Un riconoscimento che celebra chi, lontano dai riflettori, ha scritto la storia della musica italiana. E su quella di oggi, non usa mezzi termini: "Viviamo in un coma musicale", dice nell'intervista all'Adnkronos. Per lui, che al Festival ha partecipato 21 volte vincendo sia come artista che come autore, tornare a Sanremo per ricevere un premio è un'occasione speciale. "È bellissimo perché mi darà l'opportunità di ringraziare tutte le persone che mi hanno aiutato nel mio tragitto". Lungi dal considerarlo un riconoscimento "per vecchi", Cassano lo vede come uno stimolo a guardare avanti, forte di una carriera che definisce "in parte invidiabile".

Nel suo percorso, il primo pensiero va ai compagni di viaggio, a cominciare dai Matia Bazar: Carlo Marrale, e poi i colleghi scomparsi Giancarlo Golzi, Aldo Stellita e Mauro Sabbione. Ma un capitolo a parte è dedicato ad Antonella Ruggiero. Dopo una "diatriba sui social un po' troppo accesa" l'estate scorsa, Cassano chiarisce: "Mi sono limitato a esprimere un mio pensiero su delle cose non molto giuste, non molto delicate, che Antonella aveva detto nei confronti dei nostri colleghi scomparsi". Da allora, nessun contatto. "Non ci sentiamo da anni. L'ultima volta forse nel 2008-2009. È inutile sollecitare qualcuno se poi non risponde. Dopo un po' evito e chiudo". Mentre Eros Ramazzotti si prepara a tornare sul palco dell'Ariston a 40 anni dalla vittoria con il brano 'Adesso Tu', Cassano, che quella canzone la scrisse con Adelio Cogliati, ricorda la genesi di un grande successo. "Tutto cominciò prima con 'Una storia importante'. Lavorammo in un'équipe eccezionale con la DDD (casa discografica, ndr), che mi diede fiducia come compositore e produttore. Facemmo le cose vere". Un lavoro totalizzante, che lo portò a scrivere e produrre i primi sette album di Eros ("dieci anni della mia vita"). "Ho dovuto chiedere scusa e, al tempo stesso, ringraziare più volte la mia famiglia. Ho passato anni a trascurarla - mia madre, mia moglie, i miei figli - sia nel periodo con i Matia, sia in quello con Eros. Ma la verità è che questo non è un lavoro che si fa per la fama; è una passione che ti assorbe completamente, lo fai perché lo vuoi fare".

Un approccio che lo ha portato a collaborare con giganti come Mina, grazie al suo maestro Vito Pallavicini ("scrisse anche per Elvis Presley"), e a firmare successi per Anna Oxa, come 'Quando nasce un amore', brano a cui è profondamente affezionato e che gli ha aperto le porte del mercato latino-americano. Il compositore genovese non usa mezzi termini per descrivere il panorama musicale odierno. "Oggi abbiamo la purezza del suono, ma non più quella dell'ispirazione. Non voglio sembrare arrogante ma trovo un panorama artistico di infinita tristezza, un vero coma musicale". Nel mirino finiscono i "condomini autorali, ai quali non parteciperei mai", canzoni scritte da "cinque, sei o sette persone", e l'ossessione per l'immagine a discapito dell'arte. "Oggi troppa gente suona, canta e scrive più per una prospettiva di fama e di immagine che per una passione vera". Cassano è durissimo sull'uso dell'autotune: "Lo scoprii con Cher come effetto, non come strumento per aggiustare l'intonazione di chi è stonato. Se vuoi che giudichi la tua voce, canti, non ti fai aiutare dai marchingegni". Ecco, "il vecchio Sanremo dovrebbe insegnare al nuovo Sanremo ad eliminare l'autotune". Sul palco dell’Ariston "devi attirare l’attenzione per come canti non per l’immagine che proponi".

E sui talent show: "Mai farei il giudice. Trovo tanti giudici che fanno fatica a conoscere il Do-Re-Mi. Siamo arrivati a una mancanza di riconoscimento dei giusti valori". La colpa? "Manca la gavetta, quella che hanno fatto i Matia Bazar, i Pooh, i Dik Dik. Oggi nessuno tra i giovani sa più cosa significhi". Ma il talento vero arriva ancora e Cassano lo trova in due artisti che segue da vicino: Cecilia Larosa ("E’ bravissima, canta e suona il pianoforte divinamente. E, soprattutto, non usa l'autotune, semplicemente perché non ne ha bisogno") e il tenore lirico dalle sfumature pop/crossover Matteo Macchioni ("Un altro esempio perfetto di gavetta. Ha fatto innumerevoli feste di piazza da sconosciuto e oggi, a quarant'anni, è un tenore lirico di livello internazionale").

Cassano esprime grande apprezzamento anche per la "nuova scuola genovese". "Mi piace Olly, soprattutto per i testi. Mi piace molto Bresh e sono un grande estimatore di Alfa". Racconta di averlo incontrato e di essersi complimentato: "Gli ho detto: 'Complimenti per quello che stai facendo, ma trasferisci i complimenti anche al tuo discografico, perché ti lascia fare, ti supporta perché c'è passione e arte'". Un legame viscerale con la sua città, Genova, "che è tutto", fonte di ispirazione e culla di cantautori come Luigi Tenco, Gino Paoli e Fabrizio De André, che ebbe modo di conoscere. "Alla mia Genova devo dire grazie per avermi dato i J.E.T, i Matia Bazar e il mare che io adoro, anche se non so nuotare come la maggior parte dei genovesi".

Sulla frontiera dell'intelligenza artificiale, Cassano è cauto: "Ben venga se governata dall'uomo, ma con molto sospetto. Se un uomo le affida il compito di scrivere una canzone perché non è capace o non ne ha voglia, finiamo in brutte mani". Solleva poi un problema cruciale: "La Siae a chi pagherà i diritti? Serve una regolamentazione mondiale". Per Cassano, l'ingrediente segreto per la longevità di una canzone non è cambiato: "È la melodia. Purtroppo, oggi non ne sento molte. Dall'estero mi chiedono perché, al di là dei soliti noti, non abbiamo più una melodia che varchi i confini. Oggi melodicamente stiamo parlando, del nulla imparentato col niente". La sua ricetta è chiara: testi profondi su melodie forti.

Infine, un tuffo nei ricordi. Dalla sigla di 'Pollon, Pollon combina guai', scritta per Cristina D'Avena quasi per caso e diventata un cult ("La feci in poco tempo ma con anima e cuore, non ero convinto, ma Alessandra Valeri Manera mi disse: 'Fantastica, è questa"), alla canzone a cui è più affezionato: 'Quando nasce un amore'. "Nacque in venti minuti su un testo di Cogliati. È la canzone che mi ha dato più soddisfazioni al mondo, parte integrante della mia vita artistica". Un successo che si affianca a quello internazionale di 'Solo tu' dei Matia Bazar, "cinque settimane primi in Francia cantandola in italiano, ma la gente queste cose non le sa", conclude con una punta di amarezza.(di Loredana Errico)

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