James Blake: "Il mondo non è un posto accogliente per i nostri sogni"

Il musicista britannico alla Triennale Milano per una listening session in occasione dell'uscita del nuovo album 'Trying Times'

James Blake (Harrison & Adair)
James Blake (Harrison & Adair)
17 febbraio 2026 | 11.43
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I telefoni consegnati all’ingresso e sigillati in custodie nere non lasciano alcuna possibilità di fare video o distrarsi. Per ascoltare ‘Trying Times’, il nuovo lavoro di James Blake, bisogna rinunciare al cellulare. Una scelta netta che dà il via all’anteprima organizzata nello spazio Voce della Triennale Milano in vista dell’uscita del settimo lavoro in studio del musicista britannico, il 13 marzo prossimo su etichetta Good Boy Records/Virgin Music Group. Nella saletta illuminata solo da luci rosse, il pubblico, seduto a terra e in religioso silenzio, ha ascoltato per intero le dodici tracce del nuovo disco di Blake. Una listening session senza interruzioni, quasi una rarirà oggi. Polistrumentista acclamato, vincitore di un Grammy, con ‘Trying Times’, James Blake arriva a quindici anni dal suo disco d’esordio, ‘James Blake’, pubblicato nel 2011. In questo arco di tempo è diventato una figura centrale della musica contemporanea, punto di riferimento per artisti come Beyoncé, Kendrick Lamar, Jay-Z, Travis Scott, dei quali ha prodotto diversi lavori.

Un riconoscimento trasversale, costruito sulla sua capacità rara di muoversi tra sperimentazione, elettronica e introspezione, restando sempre fedele a sé stesso. Con questo nuovo album, Blake recupera una forma-canzone più definita, meno legata all'elettronica pura ma più centrata su melodia e scrittura. ‘Trying Times’ è uno dei lavori più diretti e scoperti della carriera di Blake, che attraversa temi legati all’ansia contemporanea, alla sovraesposizione emotiva, alla difficoltà di mantenere connessioni autentiche in un contesto caotico. Durante l’incontro con il pubblico, Blake ha spiegato il punto di partenza del progetto senza troppi giri di parole: "Il mondo è fottuto - ha osservato -. È bello immaginare come riconcilieremo la nostra vita privata e le nostre ambizioni ma allo stesso tempo c’è questa sensazione che il mondo non sarà accogliente con i nostri sogni”.

Un sentimento di precarietà che attraversa il disco. Ma, come ha chiarito lo stesso artista, l’album non nasce dal caos: “Se dovessi fare un disco che rappresentasse davvero come mi sento, sarebbe molto più caotico. Volevo creare qualcosa che mi desse sollievo” ha precisato. Da qui il titolo, ‘Trying Times’, espressione che Blake collega all’ironia britannica nel minimizzare le difficoltà: “In Inghilterra diciamo ‘tempi difficili’ anche quando stai vivendo il momento peggiore della tua vita”. Dal punto di vista sonoro, l’album prosegue il lavoro di sottrazione già presente nei suoi ultimi lavori, risultando nostalgico ma luminoso, e puntellato da profonde aperture. Un ruolo centrale lo ha avuto Dominic Maker dei Mount Kimbie, che Blake ha definito “la mia moglie musicale”: “È incredibile quando si tratta di trovare il campionamento perfetto, l’emozione giusta. La maggior parte dei sample del disco viene da lui”. Tra questi, anche quello presente in ‘The Rest of Your Life’, con la voce di Dusty Springfield.

Blake ha sottolineato come questo album sia il risultato di un lavoro condiviso: “È importante non romanticizzare la figura del genio solitario”. Uno dei momenti centrali dell’album è ‘The Death of Love’, il primo singolo estratto, che contiene uno snippet di Leonard Cohen tratto da ‘You Want It Darker’. Il brano è stato accompagnato da un videoclip pubblicato a gennaio, e concepito come performance film, con la partecipazione del London Welsh Male Voice Choir. Blake ha raccontato il suo legame personale con Cohen, citando ‘Bird on a Wire’: “Jameela (Jamil, la sua compagna, ndr) me la fece ascoltare in un momento molto difficile. Scoppiai a piangere. È incredibile nel trasmettere un sentimento perfetto”. Per Blake, Cohen rappresenta un modello nella scrittura: “Parlava di finire di tagliare il diamante per farlo brillare. Le canzoni vanno cesellate”.

Nel disco compaiono due collaborazioni principali. Con il rapper britannico Dave, con il quale Blake costruisce un dialogo tra rap e introspezione elettronica nella traccia ‘Doesn’t Just Happen’, rafforzando il lato più ‘irregolare’ del progetto. E torna anche Monica Martin, già parte del suo percorso precedente, nel brano ‘Didn’t Come To Argue’. Nel corso dell’incontro, Blake ha affrontato anche il rapporto tra musica e contesto sociale. Parlando della traccia finale, ‘Just a Little Higher’, ha raccontato: “È nata dopo una protesta nazionalista in Inghilterra. Molti amici avevano paura di uscire di casa. La divisione è uno strumento potente. La rabbia non viene dal basso ma dall’alto”.

Grazie all’assenza dei telefoni l’evento si è trasformato in un’esperienza sensoriale. Durante l’ascolto, molti tra i presenti hanno tenuti gli occhi chiusi, qualcuno è rimasto immobile. C’era chi faceva ondeggiare la testa e chi non riusciva a muovere un solo dito. In un tempo in cui tutto scorre troppo veloce, Blake ha scelto consapevolmente una direzione opposta. E anche il disco appare così. ‘Trying Times’ è attraversato da una malinconia costante ma non uniforme. Accanto ai passaggi più cupi emergono aperture melodiche e momenti molto luminosi. Prendersi il tempo per ascoltare un album così intenso, lontano dai rumori del mondo, in qualche modo può davvero restituire profondità al presente. (di Federica Mochi)

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