Nasce a Firenze il Premio Franco Zeffirelli

Domingo, Powell e Bellocchio inaugurano l'edizione 2026 nel segno dell'eredità del Maestro

(Franco Zeffirelli e Placido Domingo sul set di Traviata)
(Franco Zeffirelli e Placido Domingo sul set di Traviata)
16 febbraio 2026 | 18.31
LETTURA: 5 minuti

Plácido Domingo, Robert Powell, Marco Bellocchio, Ann Roth, Sarah Greenwood e Katie Spencer sono i protagonisti della prima edizione del Premio Franco Zeffirelli, consegnato oggi pomeriggio a Firenze in una cornice istituzionale e simbolica di straordinario rilievo. Nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio è nato ufficialmente un nuovo riconoscimento destinato a diventare appuntamento annuale e punto di riferimento internazionale per le arti dello spettacolo.

I due Premi Speciali sono stati assegnati al tenore e direttore d'orchestra spagnolo Plácido Domingo e all'attore britannico Robert Powell, entrambi legati in modo profondo e diretto al percorso umano e artistico di Franco Zeffirelli. Il premio per la regia è andato a Marco Bellocchio, quello per i costumi alla statunitense Ann Roth, mentre il riconoscimento per la scenografia è stato conferito alle britanniche Sarah Greenwood e Katie Spencer, tra i sodalizi creativi più influenti del cinema contemporaneo.

La cerimonia, alla presenza della sindaca di Firenze Sara Funaro, del presidente della Regione Toscan, Eugenio Giani e dell'assessora regionale alla Cultura, Cristina Manetti, e sotto la regia di Pippo Zeffirelli, figlio adottivo ed erede del Maestro, ha segnato l'avvio ufficiale di un progetto culturale promosso dalla Fondazione Franco Zeffirelli e dal Trust Zeffirelli per il Centro Internazionale delle Arti e dello Spettacolo. Il Premio ha ricevuto il conferimento della Medaglia del Presidente della Repubblica, attestazione dell’alto valore culturale e artistico dell’iniziativa.

Ad aprire la cerimonia è stato Plácido Domingo, tra i più stretti collaboratori del regista fiorentino in ambito operistico e cinematografico. Nel suo intervento ha ricordato Zeffirelli come "un artista capace di coniugare luce e ombra in perfetta armonia, dotato di una visione totale del teatro e di una straordinaria capacità di cogliere l’essenza dei grandi capolavori".

In sintesi, Domingo ha sottolineato "il rigore e l'esigente perfezionismo del Maestro: nulla era lasciato al caso, ogni dettaglio – dalla costruzione scenica alla definizione dei personaggi – veniva controllato con precisione assoluta. Una ricerca della bellezza che non era mai fine a se stessa, ma funzionale alla verità drammatica e musicale". Domingo ha ricordato il dialogo costruttivo che si instaurava durante le prove, il lavoro intenso sugli interpreti e l’amicizia personale che li ha legati per anni. Il premio, ha concluso, rappresenta "l'omaggio a un genio che ha reso immortale l'opera e la cui eredità resta viva per le nuove generazioni".

Profondamente emozionato anche Robert Powell, volto indissolubilmente associato allo sceneggiato televisivo "Gesù di Nazareth". L'attore britannico ha definito Zeffirelli una figura paterna e ha ricordato la difficoltà di interpretare Cristo, "personaggio carico di significati spirituali e culturali universali". Powell ha spiegato di aver scelto consapevolmente di non imporre una propria caratterizzazione personale, ma di offrirsi come "tela bianca" su cui ogni spettatore potesse proiettare la propria immaginazione. Una scelta di sottrazione che, a suo giudizio, "ha permesso alla visione umanistica del regista di emergere con forza". Powell ha ricordato il legame umano nato sul set con Zeffirelli ("E' stato un padre per me") e consolidato negli anni, fino a definire questo riconoscimento come "uno dei più significativi" della sua carriera. In un gesto simbolico, ha annunciato la donazione alla Fondazione Zeffirelli di alcuni oggetti di scena della serie, destinati a entrare nel percorso museale, tra cui i calzari indossati il personaggio di Gesù.

Il premio alla regia conferito a Marco Bellocchio ha segnato un momento di riflessione sul dialogo tra poetiche diverse del cinema italiano. Il regista ha ricordato il primo incontro con Zeffirelli negli anni Sessanta, a Londra, in occasione di un allestimento di "Rigoletto". Pur sottolineando le differenze stilistiche e ideologiche, Bellocchio ha riconosciuto al collega la forza di affermarsi nel panorama internazionale, in particolare negli Stati Uniti, e la coerenza nel portare avanti la propria visione artistica. In sintesi, ha evidenziato come Zeffirelli abbia avuto il coraggio di imporsi senza timori reverenziali in un contesto competitivo, diventando "un simbolo di affermazione culturale italiana all'estero. Anche sul piano religioso, pur nella distanza di sensibilità, Bellocchio ne ha riconosciuto "la sincerità espressiva e la potenza narrativa", sottolineando che per un artista è fondamentale credere profondamente in ciò che realizza.

Il Premio Zeffirelli guarda non solo alla regia ma anche alla dimensione visiva dello spettacolo. Sarah Greenwood e Katie Spencer, sette volte candidate all'Oscar, sono state celebrate per la capacità di coniugare ricostruzione storica, invenzione scenografica e forza narrativa, mentre Ann Roth è stata riconosciuta come una delle figure che hanno ridefinito il rapporto tra costume, psicologia del personaggio e verità scenica nel cinema contemporaneo.

I riconoscimenti sono stati attribuiti da una giuria internazionale presieduta da Raimonda Gaetani e composta da Madeline Fontaine, Lindy Hemming, Jean Rabasse e Inbal Weinberg, con il supporto dell’Associazione Scenografi, Costumisti, Arredatori Italiani.

La statuetta consegnata ai premiati è una scultura in bronzo dorato realizzata dalla bottega orafa fiorentina Paolo Penko, ispirata a uno dei colossi scenografici ideati da Zeffirelli per "Il Trovatore". Modellata con la tecnica della fusione a cera persa e custodita in uno scrigno artigianale impreziosito da foglia d’oro, rappresenta simbolicamente la visione monumentale e al tempo stesso artigianale del teatro zeffirelliano.

Il presidente della Fondazione, Pippo Zeffirelli, ha ribadito che il premio nasce per onorare e proseguire l’eredità artistica del Maestro, riconoscendo personalità affermate o emergenti che si distinguano per qualità e rigore. La direttrice del Museo, Caterina D'Amico, ha sottolineato come la Fondazione sia stata pensata non solo come luogo di memoria, ma come "archivio parlante", strumento vivo per le nuove generazioni di registi, scenografi e costumisti.

Con questa prima edizione, Firenze, ha ricordato la sindaca Funaro, consolida il proprio ruolo di capitale culturale capace di coniugare tradizione e contemporaneità. Il Premio Franco Zeffirelli nasce nel segno di una memoria attiva, che "non si limita alla celebrazione ma si propone come piattaforma di dialogo internazionale e ponte tra generazioni, nel nome di uno dei protagonisti assoluti dello spettacolo del Novecento". (di Paolo Martini)

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza