Sanremo 2026, Bambole di Pezza: "Siamo combattenti, Eurovision? Sì con inno all'unione"

La rock band tutta al femminile porta all'Ariston il brano 'Resta con me', un inno alla sorellanza: "Insieme si raggiungono risultati importanti"

Bambole di Pezza
Bambole di Pezza
15 febbraio 2026 | 09.42
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Un inno alla "sorellanza" e un invito “a restare insieme nei momenti difficili”. Arrivano a Sanremo 2026 con un messaggio potente le Bambole di Pezza, prima band interamente femminile a calcare il palco dell'Ariston e unica band in gara quest'anno. Il gruppo, composto da Morgana (chitarra solista), Cloe (voce), Dani (chitarra ritmica), Xina (batteria) e Kaj (basso), porta in gara il brano 'Resta con me', una power ballad scritta con Nesli che racchiude la loro filosofia: "Se si resta uniti e si tiene duro, si possono raggiungere obiettivi importanti". "Ci siamo rese conto di quanto sia fondamentale la sorellanza tra di noi, specialmente nelle difficoltà", esordisce Morgana, tra le fondatrici del gruppo. “Siamo anche l'unica band quest'anno a Sanremo, una cosa un po' preoccupante, perché il mondo delle band e del rock sembra essere in crisi. Ma siamo contente di essere qui a combattere sia per il concetto di rock che per quello di band”.

Un concetto, quello dell'unione, che diventa un messaggio politico. "Ci vuole coraggio a stare insieme, soprattutto in un momento storico di conflitti come questo", aggiunge Dani. "Il nostro è un messaggio politico perché presuppone un gruppo di persone. È un richiamo al valore dell'umanità, al non essere isole come la società odierna ci sta abituando. È un invito a guardarsi attorno di fronte a ogni difficoltà". La scelta di una ballad ha sorpreso alcuni, ma la band rivendica la propria libertà artistica. "Le ballad rock hanno sempre fatto parte del nostro percorso e hanno il potere di trasmettere un messaggio universale", spiega Dani. "Non ci sentiamo legati a un unico genere”.

A fare la differenza è “la nostra attitudine di donne indipendenti, emancipate, che ci rende libere, ribelli, rock. Il nostro genere è 'Bambole di Pezza'. Se un domani volessimo fare folk, saremmo libere di farlo a modo nostro". E Morgana lancia la sfida: "Quando ci sentirete su quel palco, con chitarre distorte e una batteria potente...sfido chiunque a non chiamarlo rock". Per la serata delle cover, la scelta è ricaduta su un'icona pop: Cristina D'Avena, con cui canteranno "Occhi di gatto". "Abbiamo creato una versione 'bambolizzata' della sigla", rivela la cantante Cloe. "Cristina è meravigliosa, è la sesta bambola. Ci diceva: 'Più rock. Ancora di più'. Abbiamo scelto questo brano perché il cartone parla di tre sorelle audaci, e il tema si lega bene alla nostra storia".

'Dimostriamo come da un garage si può arrivare al palco dell'Ariston ed essere 5 donne messaggio fortissimo'

La loro presenza a Sanremo è il culmine di un percorso di "gavetta", fatto di centinaia di concerti e di un desiderio coltivato da tempo. "Volevamo arrivare qui consapevoli di avere alle spalle tanto impegno ed esperienza, anche da indipendenti", racconta Cloe. "Dimostrando che da un garage si può arrivare al palco di Sanremo". Ma è soprattutto il valore della rappresentazione a motivarle. "Essere cinque donne su un palco così importante è già un messaggio fortissimo", sottolinea Dani. "È interessante notare come, pensando a una band, l'immagine sia quasi sempre maschile. Quest'anno, invece, l'unica band a Sanremo è di donne". Una presenza che sperano possa essere d'ispirazione. "Quando ero piccola non avevo mai visto una donna suonare uno strumento", confida Cloe. "La prima volta fu a Sanremo, vidi L'Aura al pianoforte e pensai: 'Allora posso farlo anch'io'. Speriamo che la nostra presenza porti tante ragazzine a dire: 'Adesso lo faccio anch'io'".

In merito alla recente polemica che ha coinvolto il comico Andrea Pucci, la band ha espresso una posizione netta. "C'è differenza tra censura e contestazione. La censura arriva dall'alto, dal potere. La contestazione arriva dal basso, dal popolo, che ha il diritto di dire quando qualcosa non gli piace", ha spiegato Cloe. "Le donne, le minoranze, la comunità LGBTQ+ o la black community, non sono solo bersagli di battute, ma consumatori, cittadini che pagano le tasse e le cui voci vanno ascoltate. Mi dispiace che il comico abbia scelto di non partecipare, ma la contestazione deve rimanere un diritto sacrosanto e non va confusa con la censura".

Nessuna esitazione nemmeno sulla possibile partecipazione all'Eurovision in caso di vittoria. "La nostra risposta è sì", afferma Morgana. "Siamo combattenti dal giorno zero. Riteniamo fondamentale portare i nostri messaggi, che mirano a un cambiamento culturale, su un palco del genere". Aggiunge la bassista Kaj: "Siamo consapevoli delle problematiche politiche legate alla partecipazione di Israele, ma coglieremmo l'occasione per portare il nostro pezzo, che è anche una critica contro la guerra e un inno all'unione".

Per le Bambole di Pezza, Sanremo non è un punto d'arrivo. "È un punto di partenza", conclude Cloe. "Qualsiasi posizione raggiungeremo in classifica, non è importante. Noi amiamo suonare, fare dischi e concerti. Andremo avanti ancora per tanti altri anni, questo possiamo garantirlo al 100%". Subito dopo il festival, infatti, la band tornerà alla sua dimensione naturale, il live, con un tour nei club che toccherà le principali città italiane da aprile a maggio. Queste le date annunciate: 15 aprile (Milano, Fabrique); 21 aprile (Firenze, Viper); 23 aprile (Padova, Hall); 28 aprile (Torino, Concordia); 6 maggio (Bologna, Estragon); 7 maggio (Roma, Atlantico); 9 maggio (Napoli, Casa della Musica). Le prevendite saranno disponibili dalle 14 di domani. di Loredana Errico

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