Calcio, Meritocrazia Italia: "Valorizzare giovani talenti italiani"

 - AFP
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19 gennaio 2026 | 13.26
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"Il calcio è per certo lo sport nazionale, ma il nostro campionato di serie A è il più esterofilo di tutti: la percentuale di calciatori stranieri arriva al 63,7% del totale.

Un dato incredibile se si pensa che, appena 24 anni fa, la quota toccava il 36,3%, e che oggi la Premier League arriva al 58%, la Bundesliga al 49%, la Ligue 1 al 41% e la Liga spagnola al 37,7%. Nel campionato italiano Primavera, poi, la percentuale di stranieri arriva al 29%". Lo sostiene in una nota Meritocrazia Italia, chiedendo di valorizzare i giovani talenti italiani.

"È il risultato dei ridotti investimenti nei settori giovanili. È passato il tempo della ricerca dei giovani talenti sui campi di provincia. La spiegazione è semplice quando mortificante: il mercato vince sulla passione e forse anche sulla funzione sociale dello sport. I campionati esteri offrono ghiotti giri d’affari. Ha aperto al facile spostamento di giocatori verso club esteri la storica sentenza del 1995, quando la Corte di Giustizia accoglieva le istanze del giocatore belga Jean-Marc Bosman. Al calciatore, allora tra le punte di diamante del Liegi, era stato vietato dalla società di trasferirsi verso un’altra squadra. A seguire, a tutti i calciatori dell’Unione europea fu accordato il permesso di trasferta, a titolo gratuito, al termine del contratto, con possibilità di cambiare club, anche fuori dal proprio paese di provenienza, seguendo i principi della libera circolazione tra nazioni comunitarie".

"Ne derivò l’abbattimento del limite massimo di calciatori stranieri in campo, fino ad allora 3 al massimo. Al contempo, la crescita degli ingaggi esteri e le nuove dinamiche di calciomercato hanno portato al nuovo fenomeno: è da allora che la presenza in squadra di giocatori nativi è divenuta l’eccezione, non la regola. Un contributo in questa direzione è stato dato dal decreto Crescita del 2019, che prevede una detassazione del 50% dell’imponibile Irpef per i calciatori che si trasferiscono in Italia. In questo modo i club possono reclutare calciatori stranieri con ingaggi più elevati senza aumentare significativamente i costi complessivi, grazie alla riduzione dell’imposta Irpef. La normativa è stata modificata nel 2023 limitando l’accesso alle agevolazioni fiscali per i calciatori che arrivano in Italia dopo il 31 dicembre 2023. Ciò ha reso più competitivo l’ingaggio di un giocatore straniero rispetto a un italiano, incidendo sulla possibilità di molti procuratori di fare buoni affari a discapito della qualità".

"Il fenomeno oggi è tale da imporre una seria riflessione da parte di tutti i soggetti coinvolti, dai massini dirigenti della FIGC e delle Leghe, alle Società, ai tesserati, ai tifosi e, non ultima, alla stampa, che troppo spesso si piega alle logiche commerciali e propagandistiche finalizzate a veicolare modelli e comportamenti che non agevolano la crescita dei giovani e allontanano sempre più tifosi. Non possono più essere normalizzati stipendi faraonici dei giocatori, eccessivo potere dei procuratori, accondiscendenza delle Società. Intreccio di interessi e cifre spesso esagerate, incomprensibili per pagare ingaggi e stipendi a giocatori a volte di scarsa qualità".

"Meritocrazia Italia chiede che venga introdotto un tetto ai giocatori stranieri nei campionati italiani, perché vengano restituite le opportunità di crescita e formazione che a tanti giovani talentuosi che non riescono a esprimersi in un sistema ormai distorto e non sano. Si potrebbe aumentare il numero di giocatori cresciuti nei vivai italiani portando da 8 (4 vivaio Italia e 4 club) a 14 (7+7). La proporzione così modificata fornisce, appunto, la garanzia di avere una maggioranza di italiani, ad oggi difficilmente raggiungibile. Una sollecitazione potrebbe venire anche dalla previsione di un numero minimo (ad esempio 3) di giocatori italiani in campo contemporaneamente. Il calcio torni a essere strumento di espressione, di inclusione, di valorizzazione dei meriti. La crescita e la formazione dei giovani non cedano a logiche di mercato, che poco o nulla hanno a che fare con la vera ricchezza portata dallo sport".

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