Juan Sebastián Verón: “A Miami stiamo realizzando un centro sportivo da record. La Lazio? I sogni non si possono ignorare, Lotito ascolti la gente"

L’ex campione biancoceleste parla all'Adnkronos della spaccatura tra tifosi e società, dà un consiglio al presidente Lotito e svela i dettagli dell’hub sportivo in Florida che sta realizzando con Ginobili e Silva

Juan Sebastian Veron - Ipa
Juan Sebastian Veron - Ipa
03 marzo 2026 | 19.19
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Ha visto la luce il progetto dello Sports Performance Hub (SPH) che si estenderà su 37 ettari e punta a trasformare l'area di South Dade di Miami in una capitale mondiale per l'eccellenza atletica, l'innovazione accademica e lo sviluppo della comunità proprio dove l’uragano Andrew rase al suolo l’area di Homestead. Juan Sebastián Verón, 50 anni, attuale presidente dell’Estudiantes, ex giocatore di Lazio, Parma, Inter e Sampdoria e uno dei soci principali insieme al campione Nba, Manu Ginobili e l’italiano Riccardo Silva, racconta all’Adnkronos un progetto che definisce “fondamentale”, nato dall’esperienza accumulata in carriera e dalla volontà di restituire qualcosa ai giovani.

Il nuovo centro sportivo che sta sorgendo a Miami sarà un polo d’avanguardia, pensato non solo per l’attività agonistica ma per la formazione completa dei ragazzi?

E’ un progetto molto importante che parte da quello che abbiamo fatto nella nostra carriera e il percorso che abbiamo intrapreso per mettere a disposizione la nostra esperienza e mettere a terra le nostre idee con la voglia di costruire un impianto dove i ragazzi possono entrare e non solo per praticare uno sport, ma formarsi come persone. Il progetto prevede la scuola, lo studio, lo sport ed ha una forza importante nei ragazzi che hanno la possibilità di vedere la vita dello sportivo in generale, sono solo del calciatore. L’idea alla quale abbiamo lavorato è quella di creare un domani dove mi aspetto che escano dei ragazzi, professionisti o no, ma che dicano ‘che bella esperienza abbiamo vissuto’.

Se ci sarà un mio impegno fattivo nell’Accademy? “Si, penso che tutti i campioni coinvolti saranno lì, chi più e chi meno, perché abbiamo messo tempo e testa nel crearlo. Credo che la cosa più bella di tutte è vedere i ragazzi che passano da lì e possono avere una formazione integrale e magari ritrovarli a lavorare in posti importanti”.

Un investimento molto importante anche per la comunità di Miami?

“L'impatto sarà importante prima per la creazione di posti di lavoro e poi per la comunità, perchè è un luogo importante. Non stiamo mettendo su dei luoghi commerciali solo legati ad un business, ma diamo un servizio, oltre a creare un senso di appartenenza, con impianti futuristici come vengono pensati oggi. Nella formazione non puoi lasciare fuori oggi temi come l’intelligenza artificiale. Ci sono tante cose che per i ragazzi sono importanti e che possono essere vincolanti per la loro formazione e che devono essere parte del progetto. Quindi è stato pensato sotto questo punto di vista”.

Se continuo a seguire il calcio italiano? “Si, anche se non vedo tantissime partite, ma seguo le squadre che sono state parte della mia vita e della mia carriera. E poi mi piace vedere i big match come un Juventus-Milan”.

Veron nel 1999 fu acquistato dalla Lazio del presidente Cragnotti e del tecnico Eriksson per circa 60 miliardi di lire e in maglia biancoceleste ha disputato le sue migliori stagioni italiane, riuscendo a conquistare una Supercoppa Uefa, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana e soprattutto uno scudetto, al termine di un'avvincente lotta con la Juventus nel campionato 1999-2000. Oggi da presidente dell’Estudiantes ha una visione più completa del mondo del calcio.

Come vedo questa spaccatura tra i tifosi e la società Lazio? “Io sono dell’idea che il club deve essere ben amministrato, ma poi c'è una cosa che non puoi lasciare da parte, ma deve essere messa sul tavolo: i sogni. Quelli che ha la gente e anche quelli che ha il club, di costruire e vedere una buona squadra. Perché alla fine i bilanci non si festeggiano. Quindi credo che quello che c'è da parte della gente è giusto, perché è difficile dire ‘non sognate’. La gente vuole una squadra che vinca, vuole una squadra che sia protagonista, come ha avuto in passato e che vuole rivivere ancora, mentre la società forse ha altre idee. E lì che c'è la spaccatura".

Un consiglio da presidente, al presidente della Lazio Claudio Lotito

“Deve ascoltare la gente e oltre a tenere bene la società e tenere i conti in ordine. Oggi ci sono risorse nel mondo dove andare ad attingere, come, ad esempio, un altro investitore o qualcuno che ti aiuti a mettere in campo una squadra all'altezza della società e della storia che hai vissuto e che si vuole vivere ancora. Perché purtroppo hai vicino una squadra e una società, come la Roma, che sta investendo e che è protagonista. E la Lazio per storia ha le possibilità di farlo, oltre che per la passione della gente che continua a spingere la squadra, ma quando non hai dall'altra parte gli stessi segnali, la gente si pronuncia in questo modo".

E’ mai successa una cosa del genere in Argentina?

“Non è mai successa una cosa del genere qui da noi. In Argentina succedono altre cose, forse peggiori, ma non quelle…”.

Come sta andando il campionato argentino?

“Bene, anche se ieri abbiamo perso con il Velez nel big match del campionato argentino, ma siamo secondi in classifica".

C'è qualche giocatore argentino che consiglierei? “Oggi abbiamo un ragazzo, un centrale come Tomas Palacios che è dell'Inter, lo abbiamo preso in prestito e per me è un giocatore da seguire con attenzione. Un grandissimo talento che avrà un grande futuro. Poi abbiamo un centrocampista per il quale abbiamo già avuto qualche sondaggio da parte dell’Atletico Bilbao che è Mikel Amondarain. Un buon centrocampista con un buon fisico, tecnicamente bravo, che sta facendo le sue prime gara. Bene anche il terzino sinistro Gaston Benedetti, poi abbiamo altri giocatori di prospettiva. Qui in Argentina il talento non manca”.

Cosa manca invece in Italia?

“Io credo che il problema del calcio italiano, dove il talento c’è, in un paese come diciamo noi ‘Futbolero’ per storia, sia la mancanza di modernità. Le squadre fanno fatica a costruire lo stadio ma anche cambiare lo stile di gioco. L’Italia è rimasta un po’ indietro. E’ necessario investire nei club e negli impianti, altrimenti è difficile crescere e rendere le squadre competitive per l’alto livello in Europa e mantenere vivo il campionato senza ridurlo a chi ha più possibilità. E’ una questione di progetto sportivo”.

Chi è la favorita per lo scudetto in Serie A?

"L’Inter perché in questi anni ha mantenuto una base di giocatori e uno stile di gioco, mantenendo anche il progetto tecnico, nonostante il cambio di allenatore”.

Veron è stato squalificato di sei mesi dopo l'episodio ormai diventato famoso del "pasillo de espaldas" prima della partita contro il Rosario Central. Una squalifica che aumenta il clima di tensione e le critiche all'Afa per aver assegnato un nuovo titolo - quello di "campione del campionato" a pochi giorni dalla sfida tra le due squadre e senza chiedere il parere delle altre società.

La squalifica di sei mesi da parte della Federcalcio argentina?

“Le cose si devono fare bene. Alla fine la verità va sopra a tutto. In Argentina oggi siamo in un momento in cui si parla troppo di tante questioni che non si dovrebbero vedere luce nel calcio. Mi da un po’ di nostalgia e di rabbia. Quando inizi nel calcio pensi solo a giocare, alla maglia, alla fantasia, ai colori e alla gente, ma poi si arriva su altre situazioni, ci sono altre cose più grandi attorno che prendono il sopravvento”. (di Emanuel Rizzi)

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