La rottura del tendine d'Achille poco prima del traguardo nega alla campionessa etiope il nuovo primato sulla distanza
La sua vittoria ha sfiorato l'epica dello sport e si è trasformata, presto, in un dramma sportivo. Tigst Assefa ha vinto la maratona di Berlino, ma a poche ore dal trionfo la sua gara straordinaria, chiusa in 2h11’04", fa discutere gli appassionati soprattutto per ciò che poteva essere e non è stato. Un record del mondo, sfiorato e 'perso' solo a causa di un grave infortunio nel finale, quando le proiezioni la lanciavano a grandi passi verso un eccezionale 2h09’44". Un tempo che sarebbe entrato negli annali come nuovo primato mondiale sulla distanza regina dell'atletica, i 42,195 chilometri.
Según he leído, Tigist Assefa terminó el maratón ya no solo lesionada, como se puede ver en el vídeo, sino con el Tendón de Aquiles roto. 42km son muchos y cualquiera que los haya corrido sabe cómo puede llegar a disociarse la mente del resto del cuerpo. El Maratón se termina sí o sí. Lo de Assefa ya es de otro planeta. https://t.co/rwR4rqOa8G
— Pau (@paumrch) September 28, 2026
Cos'è successo alla fuoriclasse etiope? A meno di due chilometri dalla fine, poco dopo il chilometro 40, Assefa ha cominciato a zoppicare. In alcuni punti del percorso, anche in maniera evidente e con smorfie di sofferenza sul volto. Il vantaggio accumulato sulle avversarie le ha permesso di arrivare comunque per prima al traguardo ma il rallentamento è costato il record del mondo (tra l'altro da lei già detenuto dal settembre 2023 all'ottobre 2024, in 2h11'53"), a quel punto alla portata.
Tagliato il traguardo, ad attenderla per prestarle subito soccorso è arrivato anche Haile Gebrselassie, protagonista della storia della maratona di Berlino (e nei ricordi degli appassionati del fondo e del mezzo fondo per le memorabili sfide con il campione keniano Paul Tergat). Assefa è stata subito accompagnata dal suo staff medico per accertamenti e l'esito degli esami, immediato, ha evidenziato la rottura del tendine d'Achille. Un duro colpo. Con inevitabile stop per la carriera della maratoneta che, per poco, non è diventata (di nuovo) la più veloce di sempre.