Un consigliere del presidente Usa ha stimato al 90% la probabilità di un’azione militare nelle prossime settimane in assenza di progressi diplomatici
L’amministrazione di Donald Trump sarebbe sempre più vicina a un conflitto su larga scala in Medio Oriente di quanto appaia all’opinione pubblica americana, ed è possibile che un’operazione militare contro l’Iran possa iniziare "molto presto". Secondo quanto riferito da fonti ad Axios, non si tratterebbe di un’azione mirata come quella condotta in Venezuela, ma di una campagna massiccia e prolungata, potenzialmente congiunta con Israele, più ampia e con implicazioni esistenziali per il regime di Teheran rispetto alla guerra di 12 giorni guidata da Israele la scorsa estate.
Secondo fonti israeliane, il governo di Benjamin Netanyahu si starebbe preparando a uno scenario di guerra "entro pochi giorni", mentre a Washington le valutazioni sui tempi divergono: alcuni parlano di settimane, altri di un orizzonte più ravvicinato. "Il capo si sta spazientendo", ha affermato un consigliere di Trump, stimando al 90% la probabilità di un’azione militare nelle prossime settimane in assenza di progressi diplomatici.
Inoltre, secondo quanto ha dichiarato una fonte iraniana al Wall Street Journal, il regime degli ayatollah "teme che il divario tra ciò che Washington è disposta ad accettare e ciò che Teheran è disposta a dare sia incolmabile".
"In un modo o nell'altro" gli Stati Uniti impediranno all'Iran di dotarsi di armi nucleari, ha assicurato Chris Wright, segretario Usa all'Energia. Gli iraniani "sono stati molto chiari su quello che avrebbero fatto con armi nucleari. E' assolutamente inaccettabile - ha detto Wright ai giornalisti a margine di riunioni dell'Agenzia internazionale dell'Energia (Aie) a Parigi - Quindi, in un modo o nell'altro, porremo fine alla marcia dell'Iran verso l'arma nucleare". Teheran ha sempre rivendicato la natura pacifica del suo controverso programma.
"Il regime iraniano ha massacrato decine di migliaia di iraniani nelle ultime settimane, causando immense sofferenze e diffondendo il terrore in tutto il mondo. Spero e prego che questo regime terroristico e i suoi alleati scompaiano e che possiamo assistere a un'era diversa e a un futuro diverso per i figli del Medio Oriente", ha dichiarato il presidente israeliano Isaac Herzog durante una visita al Centro di Coordinamento Civile-Militare per la Striscia di Gaza.
Le "diverse dimensioni dei colloqui", i temi affrontati e "le prospettive future" sono state al centro dell'intervento del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che durante una riunione del Consiglio dei ministri a Teheran ha riferito sugli ultimi negoziati indiretti con gli Stati Uniti a Ginevra. Lo riporta l'agenzia iraniana Tasnim, precisando che la riunione si è tenuta alla presenza del presidente Masoud Pezeshkian all'indomani dei colloqui mediati dall'Oman.
Araghchi e Grossi, fanno sapere ancora da Teheran, hanno parlato di "meccanismi" per la definizione di un "quadro negoziale". "Hanno esaminato i risultati dell'ultimo round di colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti a Ginevra e - si legge - hanno parlato e avuto uno scambio di opinioni su meccanismi e requisti per lo sviluppo di un quadro negoziale".
Downing Street ha reso noto che il primo ministro britannico Keir Starmer ha avuto un colloquio telefonico con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump su diverse questioni e in particolare sull'Iran, dopo il secondo round di colloqui tra inviati americani e iraniani a Ginevra. ''I due leader hanno confermato il loro impegno comune a promuovere la stabilità e la pace in Medio Oriente. Hanno discusso dei colloqui in corso tra Stati Uniti e Iran a Ginevra sul programma nucleare iraniano'', si legge nella nota. ''Entrambi hanno concordato sul fatto che l'Iran non dovrà mai essere in grado di sviluppare un'arma nucleare e hanno ribadito la necessità di collaborare strettamente con alleati e partner per migliorare la sicurezza regionale", prosegue la nota.