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Tumori, la maggior parte è dovuta al caso

24 marzo 2017 | 10.57
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Immagine di repertorio (Fotogramma) - FOTOGRAMMA

a cura della redazione web

Nuovo studio sui tumori destinato a far rumore. Secondo questa ricerca, infatti, chi si ammala - nella maggior parte dei casi - può prendersela con la sfortuna. E' quanto sostengono Bert Vogelstein e Cristian Tomasetti, rispettivamente genetista e biostatistico della Johns Hopkins University di Baltimora, attraverso uno studio pubblicato su 'Science'. Due terzi dei tumori, secondo i ricercatori, sono infatti imputabili a mutazioni genetiche, quindi 'al caso', piuttosto che a stili di vita sbagliati. Già nel 2015 gli studiosi avevano avanzato tale ipotesi, suscitando numerose polemiche, e ora sono tornati sull'argomento con un nuovo studio che conferma e rafforza l'idea originaria.

La loro ricerca chiama in causa quelli che vengono generalmente considerati come fattori di rischio o cause di neoplasie, ovvero stili di vita poco sani, difetti genetici o l'ambiente in cui si vive. I tumori sono causati da mutazioni che possono essere ereditate, indotte da fattori ambientali, o derivanti da errori di replicazione del DNA (R). Sulla base di tali considerazioni lo studio ha analizzato il rapporto tra il numero di divisioni normali delle cellule staminali e il rischio di 17 tipi di cancro in 69 paesi in tutto il mondo.

I dati hanno rivelato che esiste una forte correlazione (mediana = 0,80) tra l'incidenza del cancro e le normali divisioni delle cellule staminali in tutti i paesi, indipendentemente dal loro ambiente. Ciò vuol dire che più alto è il numero di divisioni cellulari che avvengono in un tessuto più alto è il rischio di ammalarsi, a prescindere da dove si vive o dallo stile di vita praticato. Secondo i ricercatori infatti le mutazioni R sono responsabili di due terzi delle mutazioni nei tumori umani.

Nello specifico, considerando 32 tipi di tumore, si è arrivati al dato complessivo del 66% delle mutazioni dovute al caso, mentre il 5% è imputabile a fattori ereditari e il restante 29% è legato a stili di vita sbagliati. Alla luce di tali risultati i ricercatori hanno quindi sostenuto l'importanza della diagnosi precoce per bloccare il cancro nei primi stadi di sviluppo. La prevenzione primaria è il modo migliore per ridurre i decessi per cancro, tuttavia nel caso dei tumori in cui le mutazioni sono il risultato delle mutazioni R, la prevenzione secondaria, ovvero la diagnosi precoce, è l'unica opzione.

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