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Myanmar, migliaia di Rohingya in fuga

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Myanmar, migliaia di Rohingya in fuga

(Afp)

E' emergenza profughi nel distretto di Cox's Bazar, in Bangladesh, dove le agenzie umanitarie hanno difficoltà a gestire l'arrivo in massa di Rohingya in fuga dalle violenze nel vicino stato birmano di Rakhine. "Secondo le nostre stime - ha dichiarato alla Dpa Joseph Tripura, portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati a Dacca - almeno 123mila persone sono entrate in Bangladesh dopo che sono scoppiate le violenze il 25 agosto scorso nello stato di Rakhine".

I rifugiati devono essere accolti in strutture, hanno bisogno di cibo, medicinali e cure mediche, ha sottolineato, spiegando che tutti i campi rifugiati preesistenti nel distretto di Cox's Bazar sono stati sfruttati, così come le scuole e tutte le altre strutture vicine utilizzabili.

Il ministero degli Esteri di Kabul ha rivolto un appello alle Nazioni Unite per chiedere un intervento atto a fermare il ''genocidio'' contro la minoranza musulmana dei Rohingya in corso in Myanmar. Come si legge in un comunicato, la diplomazia afghana ritiene infatti che l'esercito birmano si stia macchiando di crimini contro l'umanità e chiede all'Onu di indagare.

''Condanniamo i crimini contro i nostri fratelli in Myanmar. E' un crimine contro l'umanità, contro la minoranza dei musulmani che vive in Myanmar. Chiediamo alle organizzazioni internazionali e alle istituzioni per la protezione dei diritti umani di indagare'', ha detto Sebghatullah Ahmad, vice portavoce del ministero degli Esteri afghano.

Anche il ministero per la Religione del Kurdistan iracheno ha condannato le ''azioni brutali'' commesse in Myanmar.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha manifestato "profonda preoccupazione" per la situazione dei Rohingya durante un colloquio telefonico con la leader birmana e Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, sulla quale piovono le critiche della comunità internazionale per il suo silenzio sulle violenze nello stato di Rakhine. "Il mondo intero, Paesi islamici per primi, è profondamente preoccupato per l'escalation di attacchi contro i Rohingya", ha detto Erdogan ad Aung San Suu Kyi, secondo fonti della presidenza turca citate dall'agenzia di stampa ufficiale Anadolu. Domani Mevlut Cavusoglu, il ministro degli Esteri del governo di Ankara, si recherà in Bangladesh e incontrerà i rifugiati.

Ieri è stata la giovane pachistana Malala Yousafzai attraverso Twitter a 'bacchettare' l'eroina dei diritti umani. "Negli ultimi anni ho condannato più volte questo tragico e vergognoso trattamento - ha scritto sul suo profilo - Sto ancora aspettando che la mia collega premio Nobel Aung San Suu Kyi faccia lo stesso".

Alcuni attivisti per i diritti umani indonesiani hanno addirittura invitato il comitato per l’assegnazione del Nobel a ritirare il premio alla leader birmana. Ma il comitato (formato da cinque componenti scelti dal Parlamento norvegese) non ha mai revocato un premio e questo non avverrà neanche nel caso di Aung San Suu Kyi, ha dichiarato l'ex membro Gunnar Stalsett. "Il principio che seguiamo è che la decisione non è la proclamazione di un santo - ha detto Stalsett - Quando la decisione è stata presa e il premio è stato assegnato, termina la responsabilità del comitato".

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