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Inca Cgil: "Voucher 'buoni' per oscurare lavoro e tutele"

SINDACATO
Inca Cgil: Voucher 'buoni' per oscurare lavoro e tutele

Morena Piccinini, presidente Inca Cgil

"I voucher sono buoni per oscurare lavoro e tutele". A dirlo il dossier sui voucher dell'Inca, il patronato della Cgil, presentato oggi a Roma. "I lavoratori pagati con voucher -spiega l'Inca- hanno meno tutele previdenziali e nessuna garanzia di un posto di lavoro stabile. Trattandosi solo 'nominalmente' di attività accessorie, sono esposti alla cosiddetta occasionalità di lavoro che si traduce, nell’attualità dei fatti, nella totale discrezionalità dell’azienda di utilizzarli in qualsiasi momento e senza alcun vincolo contrattuale, neppure di durata".

"Anche il provvedimento sulla cosiddetta tracciabilità -fa notare- non cambia il profilo precario di questi lavoratori che molto spesso lavorano più ore rispetto a quanto percepito (in termini di numero di voucher). Perciò, il presunto valore nominale orario di ciascun buono viene completamente oscurato. I numerosi casi denunciati dalla Cgil fanno emergere, infatti, come la retribuzione di una intera giornata di lavoro non è corrispondente al numero dei voucher effettivamente riscossi da ciascun lavoratore occasionale".

"Un bel risparmio -osserva il patronato della Cgil- per il sistema imprese, ma anche un'occasione ghiotta per Inps e Inail di incamerare somme di denaro, sotto forma di contributi previdenziali, assicurativi contro gli infortuni e di servizio obbligatori, che il lavoratore dovrà pagare, senza ricevere in cambio alcuna prestazione. Un contributo che se raffrontato al valore nominale di ciascun voucher (10 euro) è drammaticamente più pesante di quello previsto per i dipendenti contrattualizzati".

"Si consideri, infatti, che per ogni buono -chiarisce- il lavoratore percepisce al netto degli oneri 7,5 euro e lascia a Inps e a Inail 2,5 euro, di cui 50 centesimi per il servizio reso dall’Istituto previdenziale, pari al 5%. Un aggio che potrebbe essere quasi paragonato a quello applicato da Equitalia e tanto giustamente contestato per la riscossione dei tributi evasi. Considerando il numero complessivo delle vendite del 2016 (133.800.000), l'Inps solo per la gestione del servizio ha incamerato quasi 67 milioni di euro in un anno".

"Cosa effettivamente paghi -continua- il percettore di voucher non è dato sapere, visto che la cosiddetta quota di servizio non è prevista, almeno al momento, per nessun’altra prestazione previdenziale. Forse la stampa del buono lavoro? Troppo caro gli costa considerando anche gli enormi ritardi con cui l'Inps provvede ad accreditare, nella gestione separata, i contributi previdenziali effettivamente versati da ciascun voucherista".

Insomma, "il meccanismo dei voucher suona come un vero e proprio inganno, a cui si aggiunge la beffa del futuro pensionistico di questi lavoratori. Le previsioni parlano chiaro. Allo stato attuale, come abbiamo dimostrato in questo dossier, al voucherista è preclusa ogni strada per arrivare a maturare almeno un assegno dignitoso".

"Ancora di più -rimarca l'Inca nel Rapporto- se volesse per assurdo rispettare le regole pensionistiche previste per la generalità degli altri lavoratori. Infatti, per raggiungere il requisito contributivo per la pensione anticipata (41 anni e 10 mesi, per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini nel 2017) dovrebbe lavorare oltre 73 anni, se donna o 74, se uomo e rincorrere anche lui (inutilmente, potremmo aggiungere)".

"Al pari degli altri -commenta- l’indice della speranza di vita, cui è legato l'adeguamento progressivo dell’anzianità contributiva. Una situazione tanto paradossale, quanto umanamente e drammaticamente impossibile da raggiungere".

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