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Linfedema per 40 mila italiani l'anno, a Genova polo per terapia

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Linfedema per 40 mila italiani l'anno, a Genova polo per terapia

Un gonfiore al piede, alla caviglia o alla mano, che compare all'improvviso e magari all'inizio sparisce dopo il riposo notturno. Ma poi col tempo la parte gonfia si indurisce, si espande, diventa dolorosa e soprattutto il problema non passa. E' il linfedema, "una patologia che in Italia conta secondo le stime 40.000 nuovi casi ogni anno, non solo fra le donne. Una malattia diffusa, a volte congenita, più spesso conseguenza della chirurgia oncologica, che oggi però è ancora poco conosciuta e trattata". Lo spiega all'AdnKronos Salute Corrado Campisi, responsabile della Chirurgia e Microchirurgia linfatica presso l'Iclas (Istituto clinico ligure di alta specialità) di Rapallo (Genova).

Proprio a Genova c'è un polo per il trattamento del linfedema, con radici che risalgono al 1973. "Presso l'Irccs azienda ospedaliero universitaria San Martino - sottolinea l'esperto - è attiva l'Unità operativa dipartimentale di Chirurgia dei linfatici presso il Dipartimento di Chirurgia generale. La prima in ambito nazionale, cui si rivolgono i numerosi pazienti, provenienti da tutte le regioni d'Italia e dall'estero: Usa, Polonia, America Latina", ricorda Campisi.

In generale, tra il San Martino e le strutture private accreditate specializzate, a Genova "vengono trattati da 450 a 550 pazienti l'anno". Perché la buona notizia è che questa patologia si può trattare con successo, grazie alla chirurgia e alla microchirurgia.

"Il problema è che - lamenta Campisi - talvolta il linfedema non viene identificato, o viene trascurato. Talvolta si suggerisce al paziente di ricorrere a contenzioni o a trattamenti come linfodrenaggi, che possono dare sollievo, ma solo temporaneo".

Cosa fare allora? In alcuni casi la parola d'ordine è prevenzione. "Nei pazienti oncologici che hanno subito interventi chirurgici di grande complessità - risponde lo specialista - a Genova è possibile eseguire una visita per valutare il rischio di linfedema secondario e, conseguentemente, supportare il paziente con una diagnosi precoce, consigliando poi un idoneo trattamento che, nell'esperienza genovese, può comportare anche la prevenzione microchirurgica, quando il linfedema è ancora subclinico".

C'è poi la chirurgia. "Noi - aggiunge Campisi - utilizziamo una tecnica che permette di riparare sia il circolo linfatico superficiale che quello profondo. In questo modo - conclude - si garantisce un valido risultato, stabile anche a lungo termine".

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