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Charlie Gard, le tappe della battaglia

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Charlie Gard, le tappe della battaglia

(Foto Afp)

"Finché lui combatte, combattiamo anche noi". Era diventata una missione per Chris Gard e Connie Yates, i genitori del piccolo Charlie, morto oggi in un hospice a una settimana esatta dal suo primo compleanno che avrebbe compiuto il 4 agosto. La sua condanna: una gravissima malattia rara, la sindrome da deplezione del Dna mitocondriale, una forma aggressiva legata a mutazioni Rrm2b, che colpisce non solo i muscoli ma anche cervello e altri organi.

Così è stato per il bimbo inglese che ha commosso il mondo, perché finito al centro di una dura battaglia legale fra i genitori determinati fino alla fine a garantirgli una chance con un trattamento sperimentale Usa e il Great Ormond Street Hospital di Londra, l'ospedale che lo aveva in cura e che, nella convinzione che i danni della malattia fossero ormai troppo estesi, chiedeva invece lo stop ai supporti vitali. Un confronto che si è giocato su una parola chiave: il miglior interesse del piccolo paziente. E che ha visto mobilitarsi dai singoli cittadini fino ai potenti della terra come il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, e Papa Francesco.

Per lui una gara di solidarietà - lanciata con lo slogan 'Charlie's Fight e appoggiata da un vero e proprio 'esercito' di sostenitori, la Charlie's Army - che ha permesso ai genitori di raccogliere oltre 1,3 milioni di sterline per poterlo portare negli Usa. Soldi che adesso, hanno annunciato, saranno il 'tesoretto' di una fondazione che i genitori hanno intenzione di creare in memoria del loro "coraggioso guerriero".

Nato "perfettamente sano" il 4 agosto 2016, a 8 settimane Charlie viene ricoverato in ospedale. Sono i primi segni della sua malattia che peggiora rapidamente fino alla fine del 2016, quando le convulsioni diventano sempre più frequenti e i problemi cerebrali rilevati spingono i medici ad alzare bandiera bianca.

Ecco le tappe cruciali di una battaglia legale durata 5 mesi.

- 3 marzo 2017 Il caso approda all'Alta Corte di Londra. Il giudice Nicholas Francis comincia a occuparsi del dramma di Charlie.

- 11 aprile E' il giorno della pronuncia. 'Mr Justice' Francis dichiara che i medici possono interrompere i supporti vitali.

- 3 maggio I genitori di Charlie ricorrono in appello.

- 25 maggio Tre giudici della Corte d'appello, dopo aver esaminato il caso, respingono il ricorso di Chris e Connie.

- 8 giugno I genitori perdono la battaglia anche davanti alla Corte Suprema.

- 27 giugno E' la volta della Corte europea per i diritti dell'uomo, chiamata in causa dagli avvocati che rappresentano i genitori di Charlie: la sua decisione sarà quella di rifiutarsi di intervenire.

- 3 luglio Entrano in gioco Papa Francesco e Donald Trump. Il primo a invocare il rispetto del desiderio dei genitori, il secondo offrendo la disponibilità degli Usa a fare il possibile per il piccolo.

- 4 luglio L'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma si offre di assistere Charlie.

- 7 luglio Il Great Ormond Street Hospital di Londra, dopo aver ricevuto un documento da parte di un team internazionale di esperti, decide di chiedere una nuova udienza davanti all'Alta Corte, che comincerà il 10 luglio.

- 17 luglio Il neurologo Usa Michio Hirano, che lavora al trattamento sperimentale, vola a Londra con l'esperto del Bambino Gesù di Roma Enrico Silvio Bertini per visitare Charlie.

- 21 luglio E' il giorno in cui il legale che rappresenta il Gosh annuncia che i nuovi esami si prestano a una "lettura molto triste".

- 22 luglio Il Gosh denuncia che medici e infermieri hanno ricevuto minacce di morte.

- 24 luglio E' il giorno della resa per Chris e Connie che annunciano la fine della loro battaglia per il trattamento sperimentale, perché "è ormai troppo tardi" per il loro Charlie

- 26 luglio Alle 12 scade l'ultimatum del giudice per un accordo fra ospedale e famiglia sugli ultimi momenti del piccolo.

- 27 luglio 'Mr Justice' Francis decreta il trasferimento di Charlie in hospice per l'interruzione "in breve tempo" dei supporti vitali.

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