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Fibrillazione da referendum mette a rischio riforme vitali per Ssn, allarme Gimbe

Rallentamenti e dietrofront possono compromettere enorme lavoro di questi anni

SANITÀ
Fibrillazione da referendum mette a rischio riforme vitali per Ssn, allarme Gimbe

Riforme necessarie per la sopravvivenza del Ssn, ma a rischio per fibrillazione da referendum. A esprimere "grande preoccupazione" per questo "quadro chiaroscurale" è Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, sulla base dei primi dati dell’Osservatorio Gimbe sulla sostenibilità del Ssn, illustrati alla sessione inaugurale del Forum sul Risk Management a Firenze.

L'Osservatorio fotografa una sanità pubblica il cui futuro appare "inevitabilmente condizionato da un’agenda delle riforme a rischio stallo, dall’incerta copertura finanziaria per i nuovi Lea, oltre che da eventi contingenti e opportunistici passi indietro". In particolare, "se l'agenda delle riforme messe in campo in questi anni dal Governo punta a una sana riorganizzazione del Ssn, finalizzata a ridurre gli sprechi e aumentare il ritorno in termini di salute delle risorse investite - rileva Cartabellotta - la pressione per la consultazione referendaria ha inevitabilmente condizionato alcune decisioni d’autunno, determinando rallentamenti e dietrofront che rischiano di compromettere l’enorme lavoro di questi anni".

"Se è verosimile che una vittoria referendaria del Sì potrebbe ridurre diseguaglianze e iniquità nel nostro Ssn, non con il temuto neocentralismo, ma solo aumentando le capacità di indirizzo e verifica dello Stato sui servizi sanitari regionali, è altrettanto vero - sottolinea - che la disordinata incoerenza degli ultimi provvedimenti non ha permesso al Governo di puntare in maniera compatta sulla sanità, tema che sta a cuore a 60 milioni di persone, quale leva per il referendum costituzionale".

Questo il quadro tracciato dall'Osservatorio, che vigila ormai da alcuni mesi sulle azioni politiche del Paese. "Se è vero che la Legge di Bilancio prevede 113 miliardi di euro per il 2017 - ricorda l'esperto - rispetto all’intesa Stato-Regioni del 11 febbraio 2016 il Governo sta solo 'anticipando' un miliardo previsto per il 2018, visto che il comma 392 fissa il Fsn a 114 mld nel 2018 e a 115 mld nel 2019. Inoltre, più del 50% dei 2 miliardi aggiuntivi è destinato a farmaci innovativi e vaccini e, dopo oltre un lustro di blocco delle assunzioni, il fondo vincolato per l’assunzione e stabilizzazione del personale del Ssn è irrisorio: 75 milioni per il 2017 e 150 mln dal 2018". Anche il capitolo risorse, dunque, preoccupa.

E il destino dei nuovi Lea? "Dopo quasi 2 anni - precisa Cartabellotta - i nuovi Lea non sono ancora legge dello Stato: nel frattempo è maturata la consapevolezza che il loro impatto economico sarà di gran lunga superiore ai previsti 800 milioni di euro, e che una quota di prestazioni è già stata spostata a carico dei cittadini". A questo si aggiunge che "l'addio a Renato Botti, direttore della Programmazione sanitaria del ministero della Salute, regista indiscusso dell'agenda delle riforme, comporterà - secondo Cartabellotta - inevitabili rallentamenti nella loro attuazione, oltre che possibili cambi di rotta".

Last not but least, gli esperti di Gimbe puntano il dito "contro due recenti provvedimenti che hanno dato una consistente spallata ad azioni del Governo per 'bonificare' la sanità dalla malapolitica, in particolare nelle Regioni del Centro-sud. Da un lato l’annullamento della norma introdotta dalla Stabilità 2015 che impediva ai presidenti delle Regioni in Piano di rientro di assumere l’incarico di commissario; dall’altro la sentenza della Consulta che, giudicando illegittima la norma della legge Madia sull’istituzione dell’Albo unico dei direttori generali, tiene ben saldo il legame tra politica e sanità".

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