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Pakistan: amici di Lo Porto, Stato mantenga alta l'attenzione

19 gennaio 2015 | 13.32
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A tre anni dal suo rapimento prosegue la mobilitazione online del mondo del volontariato. Su Change.org petizione per portarlo a casa ha raccolto oltre 66mila firme

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A tre anni dal rapimento di Giovanni Lo Porto e dopo la liberazione di Vanessa e Greta, il mondo delle ong e gli amici chiedono che sul caso sia mantenuta la massima attenzione da parte dello Stato italiano, con l'obiettivo di riportare Giovanni a casa sano e salvo e il prima possibile. Per questo, si legge in un comunicato, è stata aperta, già a novembre 2013, una petizione su Change.org, il più grande portale al mondo di attivismo online, indirizzata al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio chiedendo che "Giovanni possa finalmente tornare a casa". Attualmente la petizione ha raccolto oltre 66mila firme.

Lo Porto, 38 anni, è stato rapito in Pakistan il 19 gennaio 2012, insieme a un collega tedesco, dopo aver lasciato la Sicilia per lavorare a Multan su un progetto a favore di centinaia di famiglie in grave difficoltà, colpite dalle devastanti alluvioni che avevano flagellato la zona di Kot Addu nella provincia del Punjab.

Tre anni fa, un gruppo armato aveva fatto irruzione nell’edificio dove lavorava e viveva con altri colleghi della ong tedesca Welt Hunger Hilfe e lo ha sequestrato. Da allora di Giovanni si sa poco o nulla, ma resta la speranza di riportarlo a casa. Soprattutto dopo la buona notizia della liberazione - a ottobre dello scorso anno - di Bernd Muehlenbeck, il collega tedesco catturato insieme a lui. Sul web è stato lanciato anche un hashtag: #vogliamoGiovannilibero, per riportarlo a casa, il prima possibile. La petizione su Change.org: https://www.change.org/p/non-lasciamolo-solo-vogliamogiovannilibero.

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