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Attesa per il verdetto di S&P

26 ottobre 2018 | 14.54
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Attesa oggi per il giudizio di Standard & Poor's sull'Italia. Dopo l'avvertimento di Fitch, che ha espresso dubbi sulla manovra, e la bocciatura di Moody's della scorsa settimana, l'agenzia di rating statunitense potrebbe annunciare prospettive negative sulla tenuta del debito italiano facendo tornare l'incubo declassamento. Attualmente il nostro Paese si trova un gradino sopra il livello dei cosiddetti 'titoli spazzatura', ovvero alla soglia del non investment grade, la categoria di imprese e Paesi cioè molto rischiosi per la platea di investitori. Ma quali sarebbero i rischi per l'Italia nel caso di un'ulteriore previsione al ribasso?

Se Standard & Poor's si esprimesse con una revisione in negativo dell'outlook, cioè le prospettive future, il mercato potrebbe cominciare a riposizionarsi con effetti quasi immediati, anche se non meccanici. In primo luogo, possono cambiare le politiche di investimento dei grandi fondi internazionali, ossia fondi comuni o fondi pensione, che diversificano e mettono un tetto massimo ai titoli più rischiosi.

Ci sarebbe poi da considerare l'effetto scia che il downgrade di un rating sovrano porta con sé. Le agenzie di rating riuniscono i comitati e valutano le implicazioni del declassamento di un Paese sulle società residenti che emettono obbligazioni. Sarebbe, nel caso, quasi scontata una revisione per il settore pubblico (Comuni, pubblica amministrazione), per quello delle partecipate statali e soprattutto per quello delle banche, molto esposti sui titoli governativi.

Quanto allo sguardo delle Authority europee nei nostri confronti non cambierebbe molto. Per le regole della Bce, sia ai fini del QE che ai fini delle operazioni di rifinanziamento con Titoli di Stato come garanzie collaterali (beni offerti in garanzia di un prestito, ndr), basta che almeno una delle quattro agenzie mantenga il Paese in area investment grade per continuare le operazioni.

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