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Bce lascia tassi fermi al minimo storico

20 ottobre 2016 | 13.58
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Di riduzione degli acquisti mensili (il cosiddetto 'tapering') "non si è parlato", una estensione del programma di acquisti dopo la scadenza di marzo 2017 "non è stata discussa" mentre i tassi non sono stati ritoccati e la Bce "non si sente minacciata nella sua indipendenza". A giudicare dalla lunga lista di 'no' pronunziati dal presidente Mario Draghi nella tradizionale conferenza stampa dopo la riunione del Consiglio Direttivo, si potrebbe pensare a un meeting sostanzialmente 'inutile'. In realtà quanto emerso dalla riunione odierna ha un significato profondo che non è sfuggito ai mercati, che hanno percepito la prudenza del Consiglio nel 'togliere la spina' al Quantitative Easing e hanno reagito con un moderato incremento, almeno nei mercati dell'Eurozona (mentre Londra è rimasta praticamente ferma, anche sulla scia dei toni duri in arrivo dal Consiglio Europeo di Bruxelles).

Lo stesso Draghi - a una domanda precisa sulla possibilità di una interruzione improvvisa del programma di acquisti - l'ha definita "improbabile" aggiungendo che il tema comunque "non è stato discusso" dal Consiglio.

La liquidità erogata dalla Bce insomma (acquisti da 80 miliardi al mese) continuerà "sino alla fine di marzo 2017, o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole dell'evoluzione dei prezzi, coerente con il proprio obiettivo di inflazione". Ovviamente, ha aggiunto, le misure straordinarie di stimolo varate dalla Bce "non possono restare in vigore per sempre" ma la fine degli acquisti per il momento non è un evento immediato. Quelle sull'avvio del tapering fatte circolare nei giorni scorsi sono - ha ammonito Draghi - "affermazioni fatte da qualcuno che non aveva indicazioni" esatte sullo stato della discussione nella Bce.

Anche perché per il momento - ha spiegato il presidente della Bce - per il momento non sembra esserci il problema di carenza di titoli da comprare (il riferimento è ovviamente a quelli tedeschi, abbondantemente negativi su scadenze fino a 10 anni).

Dalla Bce è arrivata anche l'indicazione sul mantenimento di tassi bassi per un periodo prolungato. E Draghi, in conferenza stampa, ha chiaramente contestato i critici di questa misura: "I tassi bassi hanno funzionato. E non ostacolano la trasmissione della nostra politica monetaria", ha sottolineato il presidente della Bce.

A livello macro, ha osservato, si conferma una "crescita dell'Eurozona moderata ma stabile" con una "graduale crescita dell'inflazione in linea con le aspettative". E l'economia dell'Eurozona - ha rivendicato Draghi - "si è mostrata resiliente alle incertezze grazie anche alle nostre misure monetarie", ricordando che i dati raccolti e le indicazioni giunte dai mercati "confermano la necessità del sostegno sostanziale" fornito dagli acquisti compiuti dalla Bce nel quadro del Quantitative Easing. A questo punto, è stata la chiara indicazione di Draghi, la palla passa al Consiglio del prossimo 8 dicembre, quando arriveranno le nuove stime dello staff di economisti della Bce che permetteranno di chiarire lo stato reale dell'inflazione, del credito e della ripresa che è arrivata, ma non dappertutto con lo stesso vigore.

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