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Berloni, proposta concordato in tribunale: in campo il ceo di Thermos Alex Huang

05 novembre 2021 | 16.56
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Depositato al tribunale di Pesaro un piano di concordato preventivo che prevede la ristrutturazione e la ripartenza dell'azienda che tornerebbe in pista

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(Fotogramma)

Arriva un 'cavaliere bianco' per la Berloni, lo storico marchio di cucine in liquidazione. Secondo quanto apprende l'Adnkronos, è stato appena depositato al tribunale di Pesaro un piano di concordato preventivo che prevede la ristrutturazione e la ripartenza dell'azienda che tornerebbe in pista. A fare la proposta che potrebbe cambiare il destino di Berloni è uno degli attuali soci, l'imprenditore originario di Taiwan Alex Huang, attualmente ceo della multinazionale Thermos Company, con base negli Stati Uniti e precisamente a Schaumburg (Illinois).

Il liquidatore, Alessandro Meloncelli, dopo avere ricevuto l'offerta vincolante per l'intera società, ha presentato il piano di concordato preventivo: in altre parole, secondo quanto si apprende, l'imprenditore che arriva dagli Usa è pronto a rilevare l'intera azienda, marchio, macchinari e magazzino. Berloni potrebbe dunque ripartire immediatamente: attualmente lo stabilimento è a Talacchio (Pesaro) a pochi km da quello originario, venduto per far fronte ai creditori.

Di fatto il destino dello storico marchio delle cucine marchigiane è nelle mani del giudice che dovrà decidere se omologare il piano che ad oggi è l’unica alternativa al fallimento di Berloni. L'azienda è stata messa in liquidazione nel dicembre del 2019: da allora sono trascorsi quasi due anni nel corso dei quali è stato venduto l’immobile e sono stati pagati larga parte dei debiti. Il lock down, seguito alla pandemia, non ha favorito il processo di ristrutturazione allungandone i tempi.

La crisi del gruppo era iniziata nel 2014: in quel momento tre imprenditori taiwanesi (tra cui Huang) hanno investito nell'azienda la cui gestione era rimasta in mano alla famiglia Berloni che l'aveva fondata nel 1960. Nei 4 anni successivi i tre soci hanno ampiamento finanziato la società, per una cifra, a quanto risulta all'Adnkronos, superiore ai 40 milioni senza pero’ ottenere risultati con la crisi che diventava via via sempre più evidente. Da qui la scelta maturata nel dicembre 2019 di mettere la società in liquidazione ed avviare un processo di ristrutturazione. Da allora ci sono state varie manifestazioni di interesse da parte di imprenditori anche italiani che pero’ non hanno avanzato proposte giudicate adeguate.

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