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Caso Meng, Cina contro estradizione

02 marzo 2019 | 08.38
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Per Pechino, la decisione del Canada nei confronti della chief financial office della compagnia sarebbe frutto di una "persecuzione politica"

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(Afp)
Pechino, 2 mar. (AdnKronos/Xinhua)

"Questo non è un caso semplicemente giudiziario, ma è una persecuzione politica contro un'azienda high-tech cinese". Così la Cina esprime la sua "profonda insoddisfazione e ferma opposizione" alla decisione del Canada di avviare l'iter per l'estradizione di Meng Wanzhou, chief financial office di Huawei, negli Stati Uniti. Il dipartimento della Giustizia canadese ha emesso l'autorizzazione a procedere sulla base della richiesta presentata da Washington. Meng dovrebbe comparire in tribunale, nel British Columbia, il 6 marzo.

"Il cosiddetto stato di diritto ed indipendenza della magistratura affermata dal Canada non possono coprire gli errori commessi dalla parte canadese nella gestione del caso di Meng Wanzhou - continua la dichiarazione dell'ambasciata cinese ad Ottawa - giudicando in base all'ovvia interferenza politica in questo caso, se il Canada veramente rispettasse i principi dello stato di diritto, dovrebbe rifiutare immediatamente la richiesta di estradizione e scarcerare Ms Meng Wanzhou".

Meng, figlia del fondatore della compagnia, è stata arrestata a Vancouver all'inizio di dicembre e negli Usa è accusata di presunte violazioni delle sanzioni all'Iran, in relazione agli affari della Skycom Tech, una compagnia di Hong Kong legata alla Huawei, di cui è stata direttore per alcuni mesi del 2008.

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