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Caso scontrini, chiesta condanna per Marino

05 dicembre 2017 | 16.34
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La condanna a due anni e mezzo per le accuse di peculato e falso in relazione al ‘caso scontrini’ e la conferma dell’assoluzione per l’accusa di truffa per le consulenze della Onlus Imagine sono le richieste avanzate dal pg Vincenzo Saveriano per l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino nel corso del processo di Appello che si e’ aperto questa mattina. Marino, oggi presente in aula, in primo grado era stato assolto da tutte le accuse. Il pg ha chiesto la condanna in riferimento a 54 delle 56 cene, oggetto del procedimento, che sarebbero state pagate attraverso l'utilizzo della carta di credito che fu rilasciata durante il suo mandato dall’amministrazione capitolina. La prossima udienza e’ stata fissata per l’11 gennaio quando la parola passera’ alla difesa.

L'ex sindaco si è difeso: "Voglio affermare con grande chiarezza - ha detto in una dichiarazione spontanea davanti alla Corte - che mai nella mia vita e nelle funzioni di sindaco ho utilizzato denaro pubblico per motivi personali". L'ex sindaco ha spiegato, parlando in aula, di aver donato nel 2014 diecimila euro del proprio salario alla città di Roma e di non aver chiesto rimborsi al Campidoglio portando ad esempio gli incontri con il presidente della Roma James Pallotta e con il sindaco di New York Bill De Blasio quando cancellò una vacanza privata negli Stati Uniti trasformandola in incontri di lavoro. Marino ha ricordato anche che "spontaneamente mi presentai in procura e offrii - ha detto - a chi indagava le chiavi della mia agenda elettronica". L'ex sindaco ha spiegato anche di aver rinunciato al suo stipendio di senatore ancora prima della sua elezione a sindaco lasciando oltre 80mila euro nelle casse pubbliche. "Se sono ladro sono un ladro scemo e incapace di intendere e di volere", ha concluso.

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