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"Cattolicissima Polonia", Mentana replica all'Ambasciata

13 maggio 2020 | 16.17
LETTURA: 2 minuti

Il direttore del Tg La7 respinge le accuse: "Considero frutto di una mancata comprensione del mio post il tono altrimenti inaccettabile della vostra lettera"

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Fotogramma /Ipa

"Rispondo alla vostra lettera riguardo al post su Facebook nel quale prendevo di mira un consigliere regionale, che aveva paragonato la storia di Silvia Romano con quella di un ipotetico ebreo di ritorno da Auschwitz con la divisa delle SS". Inizia così il lungo post di Enrico Mentana in risposta all'Ambasciata di Polonia. Il direttore del Tg La7 aveva infatti parlato di "cattolicissima Polonia" in un post su Silvia Romano, provocando la reazione stizzita della diplomazia polacca in Italia, che al giornalista aveva quindi dedicato una dura nota ufficiale pubblicata sui social. Oggi, quindi, la controreplica, dove il giornalista respinge con forza le accuse.

"Come quasi tutti, leggendolo, hanno ben compreso - continua Mentana -, ho spiegato a quel signore che il contesto ambientale e religioso in cui la ragazza ha vissuto sotto sequestro per un anno e mezzo non possono essere confusi o mescolati con la pratica terroristica, o peggio esserne la spiegazione. I capi di al-Shabaab sono islamici, certo, ma anche Hitler era nato cattolico. La Somalia è fortemente musulmana, come la Polonia è cattolica, ma quei terroristici ne vogliono abbattere le istituzioni, come fece il nazismo dal 1939 con la vostra nazione. E i campi di addestramento e di detenzione di al-Shabaab in territorio somalo sono un corpo estraneo rispetto a quel paese, come lo era Auschwitz nella Polonia invasa. Per questo il paragone di quel consigliere era e resta vergognoso", sottolinea il direttore.

"Spiace allora leggere nella vostra lettera che con questo argomento avrei suggerito che "Auschwitz era stato costruito in Polonia perché essa era cattolicissima": solo i malpensanti possono aver fatto una simile connessione. E mi stupisce - scrive ancora Mentana - che lo faccia una nota inviata da una sede diplomatica. Cosa sia stato Auschwitz lo so piuttosto bene, e non solo per questioni familiari. Sono autore, insieme alla Senatrice a vita Liliana Segre, di un libro che ripercorre la sua vicenda, e ho dedicato agli argomenti connessi al nazismo e alle persecuzioni una parte non secondaria della mia attività di studio e di preparazione professionale. Considero perciò il frutto di una mancata comprensione del mio post il tono altrimenti inaccettabile della vostra lettera. So - sottolinea ancora il direttore - della pressione fatta da due anni a questa parte a tutte le istanze polacche nel mondo per tutelare la vostra legge, o 'Emendamento alla Legge sulla Memoria Nazionale' che condanna come contrario ai fatti qualsiasi accostamento della Polonia o del popolo polacco ai crimini nazisti. E' una legge che la gran parte degli studiosi internazionali ha comprensibilmente disapprovato, ma che nel caso del mio post non è stata certo violata, come spero conveniate - conclude - dopo aver letto questa mia risposta".

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