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Province: Cgil-Cisl-Uil, non minimizzare esuberi, riordino ancora senza certezze

18 novembre 2015 | 10.59
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“Non vorremmo che il governo tendesse a minimizzare questi numeri, pensando così di aver risolto il problema. Non ci sono, infatti, ancora certezze per quanto riguarda il personale da ricollocare ma anche per tutti coloro che rimarranno dipendenti di enti destinati al collasso”. Ad affermarlo sono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl in merito alla notizia del primo esito del monitoraggio dei dipendenti delle province da ricollocare attraverso la piattaforma mobilità.gov.it.

Nel dettaglio, spiegano i sindacati, “degli esuberi da collocare non c'è ancora alcuna certezza sulla loro reale destinazione, specie per quanto riguarda le loro professionalità, così come mancano totalmente garanzie per gli oltre mille precari in scadenza a fine anno e, per effetto delle previsioni della legge di stabilità, non ci sono prospettive certe neanche per gli oltre 20 mila dipendenti che rimarranno al loro posto". "Se dovesse essere confermato l’ulteriore taglio ai trasferimenti, infatti, il problema si amplierebbe a dismisura, generando un caos occupazionale per tutti i lavoratori di Province e città metropolitane”, avvertono. La manovra del governo, precisano, “va cambiata subito, perché rischia di mandare in dissesto enti, bilanci e servizi”.

Per quanto riguarda, invece, nello specifico l'esito del primo monitoraggio, Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl avvertono: “Diverse Regioni hanno inserito nel portale mobilità.gov.it una disponibilità a farsi carico del personale senza però occuparsi della specifica collocazione dei 'soprannumeri' all'interno dei servizi, senza cioè contemplare la mappatura dei fabbisogni, le professionalità presenti e la loro collocazione all'interno dell'organizzazione del lavoro. Per questo rilanciamo con più forza la nostra mobilitazione. Il 28 novembre i dipendenti delle Province e delle città metropolitane saranno in piazza insieme a tutti i lavoratori pubblici per chiedere un rinnovo di contratto vero e una vera riorganizzazione delle reti territoriali di servizi a persone, imprese e comunità”.

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