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Pensioni: Cida, per risolvere problema esodati flessibilità in uscita

30 settembre 2015 | 14.36
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Il presidente Ambrogioni parla di requisiti di accesso e di innovazione nella Pa (video)

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Giorgio Ambrogioni

"Assolutamente d'accordo a rendere flessibile l'accesso al pensionamento, anche perché anche attraverso questa flessibilizzazione si può risolvere in maniera definitiva l'annoso problema degli esodati che non può essere risolto attraverso salvaguardie successive". Così con Labitalia Giorgio Ambrogioni, da poco più di due mesi alla guida della Cida, la confederazione che rappresenta gli interessi generali dei dirigenti e delle alte professionalità di tutti i settori socio produttivi pubblici e privati (video).

Dunque, sì alla flessibilità in uscita dal lavoro "purché -avverte Ambrogioni- si trovi una soluzione equilibrata che tenga conto delle esigenze di equilibrio di finanza pubblica, ma anche del fatto che non si deve penalizzare più di tanto il lavoratore che acceda a questo strumento".

Per la Cida, che recentemente ha incontrato anche il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, la soluzione sta in "una previsione che prenda in considerazione per il pensionamento anticipato solo chi perde il posto di lavoro in maniera involontaria, cioè è licenziato". "Restringere la platea dei possibili interessati -aggiunge- crediamo possa essere una soluzione da sperimentare. Pensiamo che l'accesso anticipato al pensionamento debba riguardare persone a cui mancano non più di 3-4 anni al pensionamento 'classico'". Con un'avvertenza, dice Ambrogioni: "La penalizzazione economica annua non deve essere superiore al 3-4% altrimenti diventa insopportabile per il lavoratore".

E per le donne, aggiunge il presidente di Cida, "occorre riconsiderare l'opzione donna nella prossima legge di stabilità". "Il problema - osserva - è capire le compatibilità economiche perché ci dicono che questa misura è oggettivamente onerosa, però politicamente il problema va posto e va risolto".

Sul fronte pensioni, Cida è impegnata anche nella battaglia per il pieno riconoscimento della rivalutazione e contro la decisione del governo che ha applicato solo in parte la pronuncia della Consulta sulla legge Fornero. "Prima delle ferie -spiega Ambrogioni- abbiamo dato incarico ai nostri legali di rilanciare il ricorso alla Corte Costituzionale perchè riteniamo che la soluzione che il governo ha dato alla sentenza della Corte sia totalmente insoddisfacente".

"Ci rendiamo conto -afferma Ambrogioni- che un eventuale accoglimento impatterebbe sui conti di finanza pubblica ma bisogna smettere -conclude- di continuare a ritenere le pensioni una sorta di bancomat a cui ricorrere ogni qual volta c'è da finanziare una manovra economica da parte del governo".

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