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Coronavirus: Centro studi Borgogna, deflusso controllato da carceri e contenere ingressi

15 aprile 2020 | 16.22
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Le proposte per evitare la diffusione del contagio

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Favorire un deflusso controllato dagli istituti penitenziari e, per quanto possibile, contenere i nuovi ingressi in carcere. Sono in sintesi i due punti su cui si muovono i possibili interventi per evitare il diffondersi dell'epidemia da coronavirus nelle carceri, indicati dal Centro studi Borgogna. "La lotta all’epidemia va garantita anche nelle carceri, per gli agenti di Polizia penitenziaria e per i detenuti, a vantaggio di tutta collettività", sottolinea il Centro studi, evidenziando come nelle carceri sia difficile rispettare le misure sul distanziamento sociale.

"Visto anche quanto accaduto nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (Rsa), sarebbero drammatiche le conseguenze di un’eventuale diffusione del virus negli istituti di pena, dove l’unica iniziativa adottata è la sospensione dei colloqui con parenti e l’interruzione di attività sociali e rieducative", osserva il Csb, che ricorda come le altre misure previste dal governo, che riguardano i domiciliari e la semilibertà, non siano facilmente e rapidamente applicabili, e soprattutto per i domiciliari, per i detenuti che hanno da scontare una pena tra 7 e 18 mesi, servono i braccialetti elettronici, che sono disponibili in numero non sufficiente.

Il Centro Studi Borgogna propone dunque un piano di svuotamento controllato delle carceri e, ove possibile, il contenimento di nuovi ingressi. "Tra le misure deflazionistiche individuate, c’è la scarcerazione immediata, a prescindere dall’utilizzo di braccialetti elettronici, dei detenuti con pene (o residui di pena) non superiori a 2 anni e che non siano stati condannati per i reati già previsti quale causa di esclusione del beneficio dal Decreto". Per la riduzione dei flussi in entrata "è necessario dilatare ancor più il concetto di custodia cautelare in carcere quale extrema ratio, prediligendo misure meno afflittive ma comunque idonee ad assicurare le esigenze cautelari del caso".

"L’emergenza sanitaria dovrebbe essere considerata dagli organi giudicanti tanto in fase applicativa, quanto in fase di modifica della misura. Sull’eventuale adozione di una misura cautelare nei confronti di soggetti di età pari o superiore a 60 anni o affetti da patologie croniche pregresse, si dovrebbero disporre sempre gli arresti domiciliari, a esclusione dei casi di grave e comprovata pericolosità sociale", suggerisce il Centro Studi. Tra le proposte anche la sospensione sino al termine dell’emergenza sanitaria dell’emissione di tutti gli ordini di esecuzione per pene fino a quattro anni divenute definitive.

"Solo lo svuotamento immediato delle carceri, sino ad arrivare al numero di detenuti, almeno, pari alla capienza massima consentita dalla normativa italiana ed europea, permetterebbe di garantire il distanziamento sociale. La crisi - conclude il Centro Studi Borgogna - può aiutare a migliorare il futuro: auspichiamo che si possa finalmente affrontare il tema della situazione carceraria in Italia, con una progettualità in grado di risolvere il problema strutturale ed endemico del sovraffollamento degli istituti di pena"

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