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Coronavirus, Ippolito (Spallanzani): "Test sierologico non è patente immunità"

20 maggio 2020 | 12.27
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Il direttore scientifico dell'Istituto: "'Significa verificare se si è avuto un contatto con il virus e permette tracciamento"

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Immagine di repertorio (Fotogramma)

"Il test sierologico non è patente di immunità, significa verificare se si è avuto un contatto con il virus e permettene il tracciamento. Nei test sierologici riportati oggi dall'assessore D'Amato, sono risultati 9 positivi al tampone, significa il 2.2%. Il sistema ha permesso quindi l'identificazione di persone che sono positive: voi direte che è una cifra piccola, ma rapportata su 5 milioni di abitanti del Lazio contribuisce al sistema di tracciabilità del virus". Lo ha precisato il direttore scientifico dell'Inmi Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito, nel suo intervento alla Regione Lazio per la presentazione dei dati sui test sierologici insieme all'assessore D'Amato e al presidente Zingaretti.

"A questa mattina sono stati fatti 19.414 test sierologici, la presenza di Igg è stata riscontrata in 422, pari al 2,17%. Ed era quello che ci attendevamo. Di questi 422 positivi poi sottoposti al tampone, 9 sono risultati positivi al tampone ed erano asintomatici"., ha fatto sapere Alessio D'Amato, assessore alla Sanità e integrazione sociosanitaria della Regione Lazio che ha illustrato oggi, nella sede della Regione, insieme al presidente Nicola Zingaretti i dati relativi ai test sierologici. "Testare, trattare e tracciare sono gli elementi di questa Fase 2 - prosegue - abbiamo in corso l'attività di sorveglianza che riguarderà 300 mila soggetti: il personale sanitario pubblico privato e pubblico, i pediatri di libera scelta, i medici di famiglia, il personale delle Forze dell'ordine".

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