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Covid Italia, in 7 giorni +50% contagi

30 giugno 2022 | 10.09
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Il report Gimbe: aumentano anche ricoveri, intensive e morti

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Continuano a salire i nuovi contagi da Covid-19 in Italia, che registrano un incremento del 50,4% in una settimana. Aumentano anche i ricoveri ordinari (+25,7%) e l'occupazione delle terapie intensive (+15%). E tornano a crescere anche i decessi (+16,3%). E' quanto rileva il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe nella settimana dal 22 al 28 giugno, rispetto alla precedente.

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Nel dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni: decessi: 392 (+16,3%), di cui 43 riferiti a periodi precedenti; terapia intensiva: +31 (+15%); ricoverati con sintomi: +1.232 (+25,7%); isolamento domiciliare: +172.257 (+29%); nuovi casi: 384.093 (+50,4%); casi attualmente positivi: +173.520 (+28,9%).

L'incidenza delle reinfezioni, nella settimana dal 16 al 22 giugno, si è attestata inoltre all’8,4% dei casi totali, registrando 23.651 reinfezioni, in netto aumento rispetto alla settimana precedente, quando era al 7,5%. Secondo l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità (Iss), nel periodo 24 agosto 2021-22 giugno 2022 sono state registrate in Italia oltre 556 mila reinfezioni, pari al 4% del totale dei casi.

"Prosegue l’impennata dei nuovi casi settimanali - dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - che si attestano intorno a 384 mila, con una media mobile a 7 giorni che sfiora quota 55 mila casi al giorno". Nella settimana 22-28 giugno - si legge ancora nel report - tutte le Regioni registrano un incremento percentuale dei nuovi casi: dal 27,7% della Lombardia all’80,2% del Molise (tabella 1). Rispetto alla settimana precedente, in tutte le Province in cui si rileva un aumento e in 75 di queste l’incidenza supera i 500 casi per 100.000 abitanti

"Sul fronte degli ospedali - afferma Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione Gimbe – continuano ad aumentare i ricoveri sia in area medica (+25,7%) che in terapia intensiva (+15%)". In particolare - rileva il report - in area critica dal minimo di 183 del 12 giugno i posti letto occupati sono saliti a 237 il 28 giugno; in area medica, invece, dopo aver toccato il minimo di 4.076 l’11 giugno, sono risaliti a quota 6.035 il 28 giugno. Al 28 giugno il tasso nazionale di occupazione da parte di pazienti Covid è del 9,4% in area medica (dal 4,7% del Piemonte al 22,1% dell’Umbria) e del 2,6% in area critica (dallo 0% di Provincia Autonoma di Trento e Valle d’Aosta al 5,4% del Lazio)). "In lieve aumento gli ingressi giornalieri in terapia intensiva - puntualizza Mosti – con una media mobile a 7 giorni di 29 ingressi/die rispetto ai 23 della settimana precedente".

"La progressiva diffusione delle varianti BA.4 e BA.5" di SarS-Cov-2, unitamente al calo di attenzione generale e all’abolizione dell’obbligo delle mascherine in tutti i luoghi al chiuso hanno determinato un netto aumento della circolazione virale con effetti già evidenti anche sugli ospedali. In particolare, in area medica in 18 giorni i posti letto occupati da pazienti Covid sono quasi 2.000 in più, superando in alcune regioni il 15% dell’occupazione, con inevitabile impatto sull’erogazione delle prestazioni sanitarie ordinarie", continua Cartabellotta, che lancia un monito: "Per arginare la circolazione virale è fondamentale indossare la mascherina nei locali al chiuso, specialmente se affollati e/o poco ventilati e in condizioni di grandi assembramenti anche all’aperto".

Alla luce di queste evidenze, dunque, "la Fondazione Gimbe invita alla cautela per almeno tre ragioni", spiega Cartabellotta. "Innanzitutto il numero dei positivi (oltre 770 mila) è largamente sottostimato per il massiccio utilizzo dei tamponi fai-da-te con notifica parziale dei test positivi; in secondo luogo, è impossibile prevedere l’entità di questa risalita dei casi che avrà un proporzionale impatto sugli ospedali; infine, lo stallo della campagna vaccinale ha generato una popolazione attualmente suscettibile all’infezione molto estesa: 4,05 milioni di non vaccinati, 5,54 milioni senza terza dose e 3,99 milioni di persone vulnerabili senza quarta dose".

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