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Crisi: non esiste a Montappone, vola export per distretto cappelli

09 marzo 2015 | 14.44
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In Giappone, Stati Uniti e Turchia (fotogallery).

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"Nessuna crisi e grandi realtà industriali che sono dei veri e propri laboratori artigianali". Questo l'identikit del comune di Montappone (Ascoli Piceno), centro del 'distretto dei cappelli' più importante d'Europa, fatto a Labitalia da Ferruccio Vecchi, presidente della Pro Loco e terza generazione alla guida dell'omonima azienda di cappelli, che vanta Kate Middleton e Caroline di Monaco tra le clienti più affezionate. (fotogallery).

"Qui siamo circa 60 aziende -fa notare- di dimensione medio piccole, che impiegano non più di 10-15 dipendenti ad azienda. Alcune attività riescono addirittura ad esportare tra l'80 e il 90% della produzione con prodotti esclusivi o pret-à-porter".

"Un'esportazione -sottolinea- non solo europea, ma mondiale. I nostri cappelli vengono venduti anche in Giappone, negli Stati Uniti e in Turchia ad esempio. La nostra forza è il fatto che la produzione non è cambiata: il tessuto viene ancora filato in modo tradizionale".

"Il distretto nasce -ricorda- verso la fine degli anni Sessanta come un polo monosettoriale specializzato e, in breve tempo, ha permesso di allargare l'offerta produttiva anche a tutte le altre diverse tipologie di prodotto, aggiungendo alla produzione legata alla paglia anche quella di cappelli in tessuto, feltro, filato oltre ad altri accessori moda come guanti e sciarpe".

"La nostra -racconta- è una tradizione famosa in tutto il mondo a partire dal Settecento. Qui la crisi economica non è arrivata, anzi in collaborazione con la provincia e i consorzi locali sono stati organizzati dei percorsi formativi modulati su due livelli: uno per aiutare gli imprenditori a districarsi tra le incombenze commerciali, di marketing e gestionali e l'altro per formare giovani designer da inserire subito nelle aziende''.

"Sono pochissime le imprese -assicura- che hanno usufruito degli ammortizzatori sociali. Abbiamo, infatti, la fortuna di applicare nell'organizzazione aziendale una forte flessibilità. I ritmi di produzione rallentano e aumentano in base alle richieste, senza registrare dati negativi".

Da quando i cappellifici di Montappone hanno cominciato a utilizzare le moderne tecnologie, si è però sentito il bisogno di raccogliere in un museo le antiche tradizioni che conserva orgogliosamente anche l'ultimo cappello indossato da Federico Fellini.

E proprio visitando i locali del museo si può conoscere come è nata e come si è evoluta l'arte della creazione del cappello di paglia. Dalla raccolta della paglia alla selezione, e da questa all'intrecciatura e alla cucitura, fino alla pressa che dà forma al cappello, tutte le fasi della lavorazione sono illustrate passo per passo da proiezioni, fotografie, pannelli e macchinari d'epoca perfettamente funzionanti posti lungo tutto il percorso della collezione.

In mezzo ai 196 centimetri di differenza che separano il cappello più piccolo, quello di una bambola, dall'eccentrico parasole largo due metri, nel museo trovano posto emozionanti pezzi unici come la caratteristica paglietta dei primi del secolo, insieme a cappelli comuni, da lavoro, da cerimonia, bizzarri, chic, cilindri, pagliette, fez, feluche, pamele, e chepì, tra epoche, storie e stili diversi.

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