Bimbo trapiantato a Napoli, infermieri ai pm: "Provammo a scongelare il cuore con l'acqua calda"

Il racconto dell'ultimo disperato tentativo di recuperare l'organo che destinato al piccolo Domenico. Il cuore refrigerato con il ghiaccio secco e trasportato in una comune borsa frigo era arrivato congelato

L'ospedale Monaldi - Ipa
L'ospedale Monaldi - Ipa
26 febbraio 2026 | 12.11
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 Provarono a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda. Fu questo l'ultimo disperato tentativo di alcuni infermieri dell'ospedale Monaldi di Napoli, per salvare l'organo destinato al piccolo Domenico, il bimbo di due anni morto sabato scorso dopo 60 giorni di coma farmacologico, in seguito al trapianto con il cuore danneggiato. A raccontarlo agli inquirenti che indagano per omicidio colposo sono stati, come riferisce La Repubblica, i sanitari spiegando che l'organo, arrivato dall'Alto Adige in una borsa frigo da scampagnata e refrigerato con il ghiaccio secco, si era congelato. Un tentativo fallimentare cui seguì la decisione del cardiochirurgo di impiantare comunque il cuore ormai bruciato.

Chi ha messo il ghiaccio secco?

Le indagini intanto vanno avanti. Ieri i Nas si sono recati all'ospedale San Maurizio di Bolzano e si sono fatti consegnare l'elenco di tutto il personale coinvolto nell'intera procedura di espianto e trasporto del cuore, destinato al piccolo Domenico. Gli inquirenti vogliono capire chi abbia messo il ghiaccio secco e non quello normale nella borsa frigo destinata al trasporto del cuore. Secondo l'ospedale dei Colli di Napoli, infatti, si è trattato di un "elemento determinante nella causazione del danno e al quale sono ascrivibili le conseguenze successive".

Per ora non ci sono indagati a Bolzano mentre sono 7 gli indagati a Napoli: i 6 componenti dell'équipe che il 23 dicembre scorso ha eseguito il trapianto sul piccolo Domenico, e una dirigente dell'ospedale Monaldi.

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