Pusher ucciso a Rogoredo, la lettera di Cinturrino: "Ho avuto paura, pagherò per il mio errore"

L'agente indagato per l'omicidio di Mansouri: "Vorrei scusarmi con tutti per quello che è successo. Sono triste e pentito per ciò che ho fatto ma mi sono sentito disperato"

Milano, il commissariato 'Mecenate' dove lavorava Carmelo Cinturrino e la lettera di scuse dell'agente indagato per l'omicidio di Mansouri nel boschetti di Rogoredo - Fotogramma /Ipa
Milano, il commissariato 'Mecenate' dove lavorava Carmelo Cinturrino e la lettera di scuse dell'agente indagato per l'omicidio di Mansouri nel boschetti di Rogoredo - Fotogramma /Ipa
26 febbraio 2026 | 18.30
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"Salve, vorrei scusarmi con tutti per quello che è successo". Questa la lettera scritta da Carmelo Cinturrino, il poliziotto indagato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri ucciso il 26 gennaio scorso nel boschetto di Rogoredo a Milano, e consegnata dall'avvocato dell'uomo in anteprima alla trasmissione Diario del Giorno su Rete 4.

"Credetemi - le parole di Cinturrino - ho avuto paura, prima che quel ragazzo mi colpisse, poi dopo aver sparato delle conseguenze del mio gesto. Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto, mi dispiace anche per la sua famiglia, sono triste e pentito per ciò che ho fatto ma mi sono sentito disperato. Mi scuso con tutti i miei colleghi ma posso garantire che nella vita sono stato sempre onesto e servitore dello Stato, come dimostrato dagli encomi e dalle lodi ricevute negli anni, assenza di alcun tipo di sanzione disciplinare e stima dei colleghi delle volanti, del commissariato di Mecenate e non solo. Perdonatemi, pagherò per il mio errore".

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