Dall'orrore del caso Pelicot al nuovo 'Alfabit' della lingua italiana, le novità in libreria

Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos

Dall'orrore del caso Pelicot al nuovo 'Alfabit' della lingua italiana, le novità in libreria
21 febbraio 2026 | 12.34
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Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos.

Cosa significa ricordare la Resistenza? In 'Sentieri partigiani' in libreria con Einaudi, lo scrittore Paolo Malaguti prende le mosse da una salita in bicicletta sul Monte Grappa per avviare un viaggio intimo e lucido nei luoghi, nelle tracce, nei silenzi della memoria resistenziale italiana. Ma ben presto il racconto si allarga, intrecciando la riflessione sulla storia con quella, attualissima, sulla memoria e sulla scuola: perché la Resistenza non è (solo) un capitolo da manuale, ma un laboratorio civile e pedagogico in cui misurare il valore della democrazia, della parola, del dissenso.

Con l’ironia di chi conosce bene i corridoi di un liceo e la voce solida di chi ha letto i grandi testimoni del Novecento, Malaguti esplora una geografia della memoria che include i monumenti partigiani del Grappa, i cippi dimenticati della Pedemontana veneta, i viali delle impiccagioni a Bassano del Grappa, compiendo un tragitto che dalla montagna scende in pianura, fino a Milano e Piazzale Loreto. E mentre racconta i monumenti invisibili, le lapidi dimenticate, le contraddizioni dei simboli e dei linguaggi pubblici legati alla Resistenza, si interroga, senza sconti, sulla difficoltà di formare oggi cittadini critici e consapevoli. Un libro che è insieme cammino, diario civile e domanda aperta: "Cosa avremmo fatto noi?".

'L’altro Garibaldi' (Mondadori) di Virman Cusenza

Il volto inedito di Giuseppe Garibaldi. Dietro l’eroe dei due mondi, dietro la camicia rossa e il mito risorgimentale, si nasconde un uomo sorprendentemente moderno e attuale. ''L’altro Garibaldi', il libro di Virman Cusenza sugli scaffali con Mondadori, invita a osservarlo da vicino, spostando lo sguardo dalle imprese epiche alla vita quotidiana, dai campi di battaglia a Caprera, il luogo che Garibaldi scelse non come fuga dal mondo, ma come centro operativo del suo pensiero e della sua azione. Caprera non è un eremo, ma un laboratorio: agricolo, politico, umano. Qui il generale sperimenta, realizza un’azienda agricola modello, importa macchinari all’avanguardia, costruisce un mulino tra i più innovativi dell’epoca, semina, coltiva, impianta quattordicimila viti. Si circonda di un 'secondo esercito' di mille capi di bestiame e fonda la Società Reale di Protezione degli Animali.

E ancora, studia, scrive, riflette, anticipa modelli di famiglia allargata, accoglie amici, intellettuali e frotte di visitatori. Descrive, essenziale e preciso, le sue giornate. Nei Diari agricoli, documento straordinario, poco noto e fonte preziosa per questa appassionante biografia, la zappa e la spada si alternano, rivelando un Garibaldi contadino, imprenditore, allevatore. Il generale annota puntigliosamente la temperatura, i venti, la pressione atmosferica, la fioritura di stagione. E, in ultima colonna, eventi che segnano la storia: la visita di un emissario di Vittorio Emanuele o lo sbarco dell’anarchico Bakunin. Caprera è il suo buen retiro, uno spazio speciale da cui osservare il mondo e da cui continuare a influenzarlo. Ne emerge una figura lontana dagli stereotipi: non l’icona contesa e spesso strumentalizzata da ideologie opposte, bensì un uomo capace di passioni, errori, desideri e amicizie femminili profonde (d’altronde, la donna per il generale è il motore della trasformazione sociale). Un uomo cosmopolita e visionario, con la testa già rivolta al secolo successivo. Questo libro racconta l’altro Garibaldi, forse il più autentico.

'Tripla eco' (Adelphi) di H.E. Bates

Adelphi manda in libreria 'Tripla eco' dello scrittore inglese Herbert Ernest Bates. Siamo nel cuore vivo, intimamente vulnerabile, della campagna inglese, la seconda guerra mondiale è al terzo anno e il marito della protagonista è da tempo prigioniero dei giapponesi. Isolata, lontana anche dal minuscolo centro abitato, la donna conduce un’esistenza selvatica, scandita dai ritmi della natura, e solo l’irruzione di un giovane soldato in licenza, refrattario alla vita militare, rompe la solitudine. Quando il ragazzo decide di disertare, lei lo asseconda e, in virtù della sua bellezza eterea, quasi femminea, non esita a travestirlo in modo da farlo passare per la sorella agli occhi di eventuali curiosi. La relazione sembra reggere sui trampoli del magato idillio, finché un brutale sergente della polizia militare non s’invaghisce della 'sorella', con le conseguenze del caso. Tutto rimarrà ambiguo sino all’ultimo, prima di convergere nell’esito beffardo tracciato a punta secca dalla sorte.

Rarissimo è incontrare un racconto così calibrato, perfetto in ogni dettaglio, dalla cadenza del fraseggio al susseguirsi delle stagioni, dai colori del paesaggio agli umori dei personaggi, dai tuoni alle risate, fino al senso di prigionia che la neve insinua nell’'estasi del vuoto', nell’incosciente attesa di uno sparo, o della sua eco. E non possiamo che essere grati a Bates per questo incontro.

'Alfabit' (Il Mulino) di Giuseppe Antonelli

La storia siamo noi: siamo noi che scrivevamo le lettere e oggi digitiamo e-mail, chat, post, note sul telefono; che dettiamo messaggi e mandiamo vocali. Ma quand’è cominciata questa trasformazione del nostro rapporto con la lingua oltre che con le macchine? Com’è cambiato l’italiano dall'invio dei primi SMS al dialogo con le cosiddette intelligenze artificiali? Domande alle quali risponde il linguista Giuseppe Antonelli nel saggio 'Alfabit. L'italiano digitale dagli Sms all'IA' in libreria con Il Mulino.

'Alfabit' è la storia dell’incrocio fra la tradizione linguistica e la sua traduzione informatica. Ovvero dello stretto legame fra l’evoluzione dell’italiano e l’avvicendarsi dei nuovi media tecnologici. I nuovi codici di comunicazione hanno via via ridotto la distanza tra scritto e parlato, favorendo l’affermarsi di una diffusa informalità e di testi sempre più frammentari. L’esito è una lingua dettata dai tempi dell’interazione simultanea: rapida, effimera, immediata, improntata alla spontaneità. L’autore ricostruisce in presa diretta le diverse fasi di questa metamorfosi. Dall'italiano digitato degli SMS e delle e-mail all'e-taliano di chat e social network fino all'IA-taliano di ChatGPT e degli altri Large Language Models. Una storia straordinariamente attuale che, attraverso la lingua, ci aiuta a capire qualcosa in più del mondo in cui viviamo.

Giuseppe Antonelli insegna Storia della lingua italiana all’Università di Pavia; collabora con il 'Corriere della Sera' ed è ospite fisso della trasmissione 'Splendida cornice' in onda su RaiTre. Tra i suoi ultimi libri: 'Il museo della lingua italiana' (Mondadori, 2018) e 'Il mago delle parole' (Einaudi, 2025). Per il Mulino ha pubblicato anche 'Ma cosa vuoi che sia una canzone. Mezzo secolo di italiano cantato' (2010), 'L’italiano nella società della comunicazione 2.0' (2016) e ha curato 'La vita delle parole. Il lessico dell’italiano tra storia e società' (2023) e 'Parola per parola. Etimi, storie e usi del lessico' (2025).

'Un inno alla vita' (Rizzoli) di Gisèle Pelicot

E' in libreria con Rizzoli 'Un inno alla vita' di Gisèle Pelicot. Si tratta del memoir straordinario di un’eroina dei nostri tempi, una storia di cambiamento, compassione e coraggio. Un giorno di novembre del 2020, Gisèle Pelicot viene convocata al commissariato locale; è lì che la vita, per come l’ha conosciuta fino a quel momento, finisce. Due mesi prima, suo marito Dominique Pelicot è stato fermato al supermercato mentre filmava sotto le gonne di tre donne, ma nel suo computer viene trovata la prova sconvolgente di ben altro crimine: per quasi un decennio, Dominique l’ha drogata in segreto, l’ha stuprata e ha invitato decine di sconosciuti a casa loro per abusare di lei.

Quattro anni dopo, lui e altri cinquanta uomini vengono messi sotto accusa e la coraggiosa decisione di Gisèle di rinunciare all’anonimato e tenere il processo a porte aperte e davanti ai media fa il giro del mondo. "La vergogna deve cambiare lato" dichiara, e le sue parole si fanno grido di battaglia per trasformare radicalmente il sentimento pubblico e la legislazione intorno ai casi di violenza sessuale. In 'Un inno alla vita', Gisèle Pelicot si racconta per la prima volta con onestà e grazia disarmanti; ripercorre l’infanzia difficile, il primo amore, la carriera, la maternità, e poi l’ultimo decennio del suo matrimonio, gli abusi nascosti e infine il processo di guarigione emotiva che ne è seguito. È la testimonianza di una vita ordinaria che di fronte alla catastrofe si fa straordinaria, e con il suo esempio cambia il mondo. E mentre Gisèle, pagina dopo pagina, trascende gli insondabili traumi del suo passato, contro ogni previsione ne emerge con un rinnovato senso di passione e di rispetto per la vita, e per l’amore.

'Umberto' (La Nave di Teseo) di Roberto Cotroneo

Chi era Umberto Eco? Lo si può raccontare partendo da minuzie, dettagli, brevi mail, lettere svianti, telefonate improvvise e persino silenzi? Si può comporre un mosaico complesso, entrare nella mente vulcanica di questo grande scrittore attraverso dei fili sottili e quasi invisibili? È quello che ha fatto Roberto Cotroneo, in 'Umberto' pubblicato da La Nave di Teseo.

Cotroneo è tra le persone che sono state più spesso accostate a Eco: entrambi di Alessandria, entrambi editorialisti de 'L’Espresso', uno maestro, l’altro allievo. Tra loro c’è sempre stato uno scambio continuo. E questa è la storia di un rapporto vicino e distante, un ritratto inedito che dice molto ma al tempo stesso mantiene un equilibrio, un rispetto, un riserbo verso quello che consideriamo il più celebre autore e intellettuale italiano nel mondo. In questo libro Eco è sempre Umberto. Ne esce un testo originale che fa genere a sé, una dichiarazione di stima e amicizia, una ricerca appassionata, il racconto di un’epoca. Queste pagine sarebbero piaciute a Eco perché, come conclude Cotroneo: “L’unico libro possibile su di te, Umberto, è un libro di frammenti”.

'L'idiota di famiglia' (Sellerio) di Dario Ferrari

"Immaginate di aver avuto come padre il meno conciliante dei filosofi della Scuola di Francoforte, prima di giudicare se non potevo diventare una persona un po’ più risolta: una persona che pensi a vivere, per esempio, anziché incastrarsi sempre tra le parole". E' quanto si legge in 'L'idiota di famiglia' il libro di Dario Ferrari sugli scaffali con Sellerio. Igor, poco più che quarantenne, ha sempre avuto un rapporto complicato con il padre, a partire dal suo lavoro di traduttore americanista che Herr Professor - russofilo, vetero-comunista, soprannominato così per il suo rigore intransigente - ha sempre disprezzato. Per fortuna, però, padre e figlio vivono in città diverse, e le occasioni di scontro sono limitate al minimo. Le giornate di Igor si somigliano un po’ tutte, tra le piccole frustrazioni del traduttore e una certa insofferenza per la nuova piega che ha preso la vita della compagna Marta, recentemente reinventatasi intellettuale femminista.

Almeno finché non è chiamato a fronteggiare una crisi più urgente: un messaggio della sorella Ester lo informa che la salute del padre sta peggiorando, la demenza senile avanza implacabile. E Igor, tornato a Viareggio, si trova suo malgrado ad affrontare una crisi familiare che lo costringerà a rimettere insieme i brandelli di due vite, la propria e quella di Herr. 'L’idiota di famiglia' è un romanzo multiforme, dove il personale diventa collettivo e la vicenda individuale si fa storia di un intero secolo. Dalla caduta del Muro di Berlino alla discesa in campo di Berlusconi, e poi indietro, fino alle leggendarie Tre Giornate del 1920, quando si sognò di fare il socialismo in Versilia: la vita e le ossessioni di Herr si elevano a rappresentazione del Novecento con i grandi sogni e le delusioni più amare. E poi, accanto alla politica, si erge la letteratura con i suoi giganti Dostoevskij e Cervantes, forse l’unica forza in grado di resistere al decadimento e di trasformare nel profondo la realtà.

Con sarcasmo e tenerezza, tra pagine comiche e passaggi commoventi, Ferrari affronta il rapporto tra padri e figli, le incomprensioni, i conflitti, gli affetti, osservandoli nel momento più difficile: quello in cui i ruoli si capovolgono. E per farlo ci trascina nelle esilaranti storture del mondo culturale, raccontandoci il disagio di una generazione un po’ sgangherata in un romanzo stratificato che è a un tempo satira, romanzo politico e ritratto familiare.D ario Ferrari è nato a Viareggio, ha studiato filosofia a Pisa dove ha conseguito un dottorato di ricerca. Ha esordito nella narrativa con 'La quarta versione di Giuda' (2020).

'Il sogno del gigante' (Iperborea) di Jon Fosse

Un bambino si interroga sulle grandi domande a cui non possiamo dare risposta e che fanno paura. Il padre lo rassicura in un dialogo filosofico e poetico che fa pensare e sognare. Questo il tema di 'Il sogno del gigante', del premio Nobel per la letteratura Jon Fosse, in libreria con Iperborea.

Kristoffer ha otto anni e la sera, quando va a letto, rimane sveglio a pensare all’universo. Come può essere infinito? In fondo tutto ha una fine, no? E se invece anche l’universo ha una fine, cosa c’è dopo? E se da qualche parte nell’universo ci fosse un gigante addormentato e noi fossimo solo il sogno del gigante? Kristoffer ha paura e chiama suo padre, che con un abbraccio, in un dialogo filosofico e poetico, affronta insieme a lui le grandi domande a cui non possiamo dare risposta, se non forse con l’immaginazione.

'Il disegno. La mappa che riscrive il caso Moro' (Piemme) di Federico Zatti

Il giornalista Rai Federico Zatti scrive per Piemme 'Il disegno. La mappa che riscrive il caso Moro'. "È stato scritto di tutto sul caso Moro. Una vita intera - afferma - non basterebbe per leggere la mole di documenti che si sono accumulati negli anni tra indagini, atti giudiziari e sentenze; o per seguire l'incessante pubblicazione di nuovi saggi, scritti complottisti e autobiografie. Per avere l'ardire di aggiungere qualcosa di originale bisogna inciampare in un elemento nuovo. È ciò che è accaduto a me quando ho visto il disegno diventato l'oggetto di questa inchiesta. Un documento autentico che sembra indicare il luogo della detenzione di Aldo Moro e può cambiare radicalmente quel che sappiamo della sua prigionia". Un libro che riscrive l''affare Moro' e che getta una nuova luce su un episodio che ha cambiato per sempre il corso della storia, non solo politica, del nostro Paese. Una rivelazione che farà molto discutere per le implicazioni della scoperta. (a cura di Carlo Roma)

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