Da Einaudi un saggio sulla 'rivoluzione necessaria' per liberarsi dal superfluo del mondo e attivare un reset di pensieri ed emozioni
Il silenzio non gode di buona stampa. A dispetto di approcci mistici, come quello del buddismo, che non vi vede un vuoto dell'anima ma una radice di saggezza che porta la pace interiore, nel pensiero comune è sinonimo di un'assenza, di un buco emotivo, molto spesso è paragonato alla morte. Da almeno trent'anni, però Nicoletta Polla-Mattiot è convinta - a ragione - del contrario. Costretta per lavoro (è un'affermata giornalista e direttrice di testate) a essere inseguita dal rumore del mondo, ha maturato e perfezionato una visione in cui il silenzio (peraltro quasi irraggiungibile, in assoluto, se non in qualche raffinata camera anecoica) è un 'pieno', è il momento che permette di definire e comprendere il rumore (o l'informazione, o l'esperienza) che lo precede e lo segue. Insomma, non è poco, al contrario è 'tantissimo'. Solo così si può inquadrare lo sforzo di sintesi compiuto nel suo ultimo libro 'Il silenzio è rivoluzione', appena uscito da Einaudi, che attinge a un ricchissimo patrimonio di esperienze e riflessioni per comporre uno scenario dove l'assenza di rumore, di stimoli, non è vista come un errore di un mondo in perenne movimento ma come un reset necessario, che aiuta a identificare il superfluo e a liberarsene.
Nello spartito della vita - spiega l'autrice - sono scomparse le pause. L'esperienza della pandemia - con le strade delle metropoli svuotate di segni apparenti di vita - ha rafforzato l'idea del silenzio come una anomalia. Per noi italiani, spiega una ricerca riportata nel libro, il tacere è una esperienza particolarmente destabilizzante, siamo in Europa quelli che vivono il silenzio con il maggiore disagio. Bastano pochi secondi e andiamo in paranoia per questa apparente anomalia dei rapporti umani. Non troppo dissimili dalle cavie di un esperimento - di cui racconta Nicoletta Polla-Mattiot - che, costrette a sedere da sole, in una stanza assolutamente vuota, senz'altra compagnia dei propri pensieri, preferivano utilizzare l'unico pulsante a propria disposizione, per autoinfliggersi una breve scossa elettrica pur di non essere lasciati in quella silenziosa assenza di stimoli.
Insegnare il silenzio (o perlomeno sottolinearne il valore) diventa così quasi un'emergenza: come si ricorda nel libro, tutti noi, ma i più giovani in particolare, siamo soggetti a 'bombe sonore', al martellamento delle informazioni, a input senza fine. Eppure, si scopre, è proprio quando tutto tace che il cervello si attiva.
Non solo. Come conferma l'esperienza accademica di Nicoletta Polla-Mattiot (che insegna 'Silenzio e Comunicazione' all'Università Iulm) il silenzio può essere una modalità di informazione, nonché una forma di espressione artistica: è un 'nulla' che riempie spartiti - come il 4'33'' di John Cage - ma anche palcoscenici, quadri, installazioni. Sembrerà un assurdo, ma il silenzio serve per ascoltare davvero i suoni del mondo - il battito del proprio cuore, il gemito di un ghiacciaio che si scioglie.
In una società dove è quasi impossibile vivere una esperienza, anche una cena in un ristorante raffinato, senza rumore (fosse anche la musica di sottofondo) il silenzio può tuttavia diventare glamour: lo hanno intuito i promotori dei silent party, le catene alberghiere che propongono i 'relais du silence' con tanto di 'sleeping sommelier. L'assenza di rumori di sottofondo, l'offerta di esperienze costruite su calma e solitudine sono - si spiega nel libro (che sarà presentato a Roma mercoledì 18 alla libreria Spazio Sette)- il nuovo paradigma del lusso, la misura dell'esclusività.
Ma la 'rivoluzione' che si indica nel titolo di questo saggio breve e intenso è un'altra. E' un invito a unire i puntini - che sono le diverse conclusioni cui è raggiunta la ricerca medica, l'indagine psicologica, le espressioni artistiche - per arrivare a una ecologia del silenzio, che ne evidenzi ricchezza e sostenibilità.
Nicoletta Polla-Mattiot ha cercato il mondo e ne ha trovato la parte più essenziale lì dove gli altri non vedono niente, non sentono nulla. La ricchezza che ha scoperto nei suoi silenzi - qui esposta con una scrittura (questa sì) 'pienissima' e stimolante - da sola basta a convincere anche chi vive ogni giorno nella paura di restare fuori dalla vita, di perdersi ciò che conta. E' un altro il vuoto che deve fare paura. Di sicuro non quello dei suoni.