A Roma la mostra 'La donna è il paesaggio'
Filosofo, politologo, fondatore della rivista "MicroMega" e figura storica del giornalismo d’impegno civile, Paolo Flores d'Arcais torna a sorprendere il pubblico con una nuova tappa del suo percorso artistico. A 81 anni, infatti, l’intellettuale sembra aver trovato nella pittura un linguaggio capace di spingersi oltre i confini della parola scritta, approdando a una dimensione più viscerale e immediata dell’espressione.
Dal 21 aprile al 15 maggio, negli spazi della Fondazione Primoli a Roma (Via G. Zanardelli 1), sarà visitabile la mostra “La donna è il paesaggio”, con inaugurazione fissata per il 20 aprile alle ore 18. Un ciclo di opere inedite, concepite appositamente per questa esposizione, che segna un’evoluzione radicale rispetto all’esordio pubblico di Flores d'Arcais come artista, avvenuto nel 2018 alla galleria Spazio 46 di Genova con la mostra “Pittura Pittura! Femmine, pugili e anche un Papa”, curata da Virginia Monteverde. Se quella prima apparizione aveva rivelato una ricerca fino ad allora rimasta confinata in uno spazio privato — un laboratorio segreto in cui il pensiero si trasformava in colore — il nuovo ciclo romano rappresenta un ulteriore scarto, una discesa ancora più profonda nella materia del gesto pittorico. Il tema centrale resta la figura femminile, ma qui subisce una metamorfosi: non più soggetto isolato, bensì paesaggio, ambiente, orizzonte stesso del reale.
“Il corpo della donna è la realtà più appassionante dell’universo”, afferma Flores d’Arcais. Una dichiarazione che non suona come provocazione, ma come chiave interpretativa dell’intero progetto: nelle sue tele il desiderio diventa geografia, il piacere vibrazione cromatica, l’atto pittorico una vera e propria cartografia dei sensi. La superficie si carica di tensione, attraversata da rossi accesi e da una gestualità che rifiuta ogni sfumatura per privilegiare l’impatto diretto, quasi brutale, dell’immagine.
Dal punto di vista tecnico, il processo creativo dell’artista si sviluppa attraverso una serie di schizzi preparatori — a matita o inchiostro — che vengono progressivamente decostruiti. Le forme si spezzano, si deformano, fino a perdere i contorni originari in favore di una tensione espressiva più intensa. In alcune opere, la materia pittorica si stratifica, creando superfici dense e corpose che amplificano la forza del segno. Nonostante la deformazione e la sottrazione, i corpi femminili mantengono una loro seducente centralità: non un omaggio convenzionale alla tradizione iconografica, ma una ricerca personale sul mistero e sulla potenza evocativa del corpo. Talvolta, tra le pieghe di questa convulsione espressionistica, emergono anche volti e figure riconoscibili, presenze che si trasformano e si dissolvono sotto la pressione del colore.
Come sottolinea lo storico dell’arte Matteo Fochessati, "questa produzione pittorica può essere letta come una naturale estensione — e al tempo stesso una deviazione — dell’impegno teorico e politico di Flores d’Arcais. Se nella scrittura il suo lavoro si è sempre concentrato su valori etici e razionali legati alla condizione umana, nella pittura emerge una dimensione più introspettiva, in cui l’interpretazione del reale passa attraverso il corpo, il desiderio e la percezione sensoriale".
“La donna è il paesaggio” diventa così non solo il titolo della mostra, ma una dichiarazione di poetica: un tentativo di ridefinire il centro dell’esperienza umana, spostandolo dalla razionalità al desiderio, dalla parola al colore. Un punto di non ritorno in cui il pensiero, finalmente, si lascia attraversare dalla materia viva della pittura. In occasione dell’esposizione sarà pubblicato anche un catalogo con testi dello stesso Flores d’Arcais, di Matteo Fochessati e di Virginia Monteverde, a ulteriore testimonianza di un percorso che continua a interrogare — e a sorprendere — ben oltre i confini disciplinari. (di Paolo Martini)