Ha preso avvio al Senato l’esame del disegno di legge recante delega al Governo in materia di nucleare sostenibile, già approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati lo scorso 4 giugno. Dopo la presentazione del provvedimento da parte del relatore, sen. Rosso (FI), che ne ha illustrato i principali contenuti e le finalità, l’Aula ha esaminato e respinto le tre questioni pregiudiziali presentate rispettivamente da M5S, AVS e PD. In particolare, la pregiudiziale illustrata da De Girolamo (M5S) ha posto l’accento sui profili di carattere finanziario del provvedimento, richiamando i costi associati allo sviluppo delle tecnologie nucleari, con particolare riferimento agli Small Modular Reactors (SMR), e proponendo un confronto con i costi delle fonti rinnovabili. La questione presentata da De Cristofaro (AVS) ha invece sollevato rilievi di carattere costituzionale, sostenendo che l’ampiezza e la genericità di alcuni principi e criteri direttivi della delega, in particolare negli ambiti penale, fiscale e procedurale, non rispetterebbero i requisiti previsti dall’articolo 76 della Costituzione. La terza pregiudiziale, illustrata da Irto (PD), ha evidenziato criticità relative all’ampiezza della delega conferita al Governo e alla valutazione degli effetti economici e finanziari derivanti dalla futura attuazione della riforma. Il successivo dibattito in Aula ha confermato una significativa divergenza di valutazioni tra maggioranza e opposizioni sull’opportunità di reintrodurre l’energia nucleare nel mix energetico nazionale. Per la sen. Castellone (M5S), il provvedimento configurerebbe una delega eccessivamente ampia, a fronte delle incertezze relative ai tempi di realizzazione degli impianti, all’evoluzione dei costi e alla necessità di ricorrere all’estero per l’approvvigionamento dell’uranio. Il sen. Fina (PD) ha invece concentrato il proprio intervento sulle caratteristiche della produzione nucleare e sull’opportunità di destinare maggiori investimenti alle fonti rinnovabili, ai sistemi di accumulo e alle reti intelligenti, considerate tecnologie già disponibili e potenzialmente più competitive sotto il profilo economico. Sul fronte della maggioranza, il sen. De Carlo (FdI) ha sottolineato la necessità di accelerare l’iter del disegno di legge, collegando il ricorso al nucleare alle prospettive di crescita della domanda elettrica, anche in relazione allo sviluppo dei data center, e agli obiettivi di riduzione delle emissioni. La sen. Ronzulli (FI) ha infine sostenuto la necessità di affrontare il tema del nucleare secondo un approccio pragmatico e non ideologico, individuando in questa fonte una possibile componente di un mix energetico diversificato e sicuro, finalizzato a garantire maggiore stabilità degli approvvigionamenti e a sostenere le esigenze energetiche di famiglie e imprese. Nel complesso, il confronto parlamentare ha evidenziato posizioni nettamente differenziate sia sulla convenienza economica e sui tempi di sviluppo del nucleare di nuova generazione, sia sul ruolo che tale tecnologia dovrebbe assumere all’interno della futura strategia energetica nazionale.
La scheda del provvedimento