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Delitto Alatri, si cerca vendetta: "Non basta il carcere, devono morire"

30 marzo 2017 | 14.00
LETTURA: 2 minuti

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a cura della redazione web

"Non meritano nemmeno il processo", "il carcere non basta, devono crepare", "spero ci pensino gli altri carcerati", "se non ci arrivano i giudici facciamoci giustizia da soli". Tensione alle stelle ad Alatri, dove dopo l'omicidio brutale di Emanuele Morganti - il ragazzo massacrato ad Alatri dal branco per futili motivi nella notte di venerdì scorso e morto domenica dopo un'agonia durata due giorni - si rischia un nuovo caso Vasto. Dalla morte del ventenne infatti, sono centinaia i commenti agli articoli e ai post sul ragazzo che, più o meno velatamente, incitano la famiglia, gli amici, ma anche i concittadini del ragazzo picchiato a morte a ricorrere a una giustizia 'fai da te' o a cercare vendetta (LEGGI I COMMENTI).

C'è chi si offre di farsi trovare sotto casa dei due fratelli fermati per l'omicidio qualora tornassero, c'è chi invoca la gogna pubblica - con foto dei partecipanti al massacro su manifesti in ogni città d'Italia -, c'è chi propone punizioni corporali, chi chiede che i colpevoli siano lasciati in mano alla folla e chi salterebbe il processo passando direttamente alla pena di morte. Dinamiche, come detto, già viste nel caso della morte di Roberta Smargiassi, con il marito Fabio Di Lello che, per vendetta, ne ha poi ucciso l'investitore qualche mese più tardi. Mesi in cui, suoi social, amici e conoscenti incitavano l'uomo a farsi giustizia da solo a fronte di una presunta assenza dello Stato e della legge. Due casi estremamente diversi, che in comune hanno però lo stesso, pericolosissimo particolare: i social network come sfogatoio della rabbia dei cittadini.

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