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Di Matteo: "Bonafede disse frase che mi fece pensare"

06 maggio 2020 | 08.59
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(Fotogramma) - FOTOGRAMMA

"Prima una proposta, poi un'altra" dal ministro Bonafede. "Da allora mi sono sempre chiesto cosa era accaduto nel frattempo. Se, e da dove, fosse giunta una indicazione negativa, magari uno stop degli alleati o da altri, questo io non posso saperlo". Il consigliere del Csm Antonino Di Matteo torna a parlare della richiesta arrivata nel giugno del 2018 dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede di accettare l'incarico di capo del Dap. In una intervista a Repubblica, l'ex pm della trattativa tra Stato e mafia spiega cosa accadde in quelle 48 ore, dopo averne parlato nella trasmissione 'Non è l'Arena' su La7.

"Era lunedì 18 giugno - racconta - Ero a Palermo, a casa, il giorno dopo sarei tornato a Roma, nel mio ufficio alla Procura nazionale antimafia. Squillò il telefono, era Bonafede. Mi pose l'alternativa, andare a dirigere il Dap oppure prendere il posto di capo degli Affari penali. Chiuse il telefono dicendo 'scelga lei'". All'indomani, Di Matteo si reca al Ministero per incontrare Bonafede. "Gli dissi che accettavo il posto di capo del Dap. Lui, però, a quel punto, replicò che aveva già scelto Basentini".

"Non chiesi al ministro Bonafede perché aveva cambiato idea" sulla mia nomina al Dap "ma rimasi sorpreso". "Devo presumere che quella notte qualcosa mutò all'improvviso - racconta - Bonafede insistette sugli Affari penali, parlò di moral suasion con la collega Donati (che in quel momento era a capo degli Affari penali ndr) perché accettasse un trasferimento. Non dissi subito no, ma manifestai perplessità. Siamo a giugno, disse Bonafede, lei mi manda il curriculum, a settembre sblocchiamo la situazione".

"Tornai da lui e gli dissi che a queste condizioni non ero più disponibile. Cose come queste sono indimenticabili", afferma oggi Di Matteo. "Come il nostro ultimo scambio di battute - dice - Io gli dico di non tenermi più presente per alcun incarico, lui ribatte che per gli Affari penali 'non c'è nessun dissenso o mancato gradimento che tenga'. Una frase che, se riferita al Dap, ovviamente, mi ha fatto pensare".

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