AI, ci sarà veramente la crisi globale dell'intelligenza nel 2028? Cosa dice il report di Citrini Research

Si chiama 'The 2028 Global Intelligence Crisis' e mette al centro una tesi: l'intelligenza artificiale cresce più delle aspettative ma, allo stesso tempo, produce effetti macroeconomici destabilizzanti

Jamie Dimon, Ceo JpMOrgan
Jamie Dimon, Ceo JpMOrgan
27 febbraio 2026 | 16.33
LETTURA: 3 minuti

L'AI alla fine ci metterà in crisi veramente? Gli scenari che prevedono uno stravolgimento non gestito delle dinamiche del mondo del lavoro dicono di sì. Se ne parla tanto, ovunque. Con diversi livelli di approfondimento e di attendibilità. Ma l'ipotesi che intorno all'intelligenza artificiale, insieme a una bolla finanziaria, possa alla fine innescarsi una vera e propria crisi di sistema ha qualche fondamento già rilevato da chi prova ad andare oltre l'analisi dei dati macro disponibili. Con l'avvertenza che si tratta di uno scenario e non di una previsione, un recente articolo di Citrini Research sta facendo discutere per l'approccio e le conclusioni. La reputazione della boutique indipendente è cresciuta molto nel tempo per la capacità dimostrata di anticipare trend strutturali e momenti di svolta non leggibili con un approccio convenzionale ai dati. Per questo, quello che dice oggi sui rischi dell'AI viene preso nella debita considerazione.

Il report si chiama 'The 2028 Global Intelligence Crisis' e mette al centro una tesi: l'intelligenza artificiale cresce più delle aspettative ma, allo stesso tempo, produce effetti macroeconomici destabilizzanti. Con un rapidissimo passaggio da un boom di produttività a una crisi strutturale della domanda, creando una frattura profonda tra 'mondo AI' ed economia reale. C'è uno snodo chiave in questo scenario: la produzione cresce ma non passa più per i salari. In estrema sintesi, guadagna tantissimo chi gestisce le infrastrutture di calcolo mentre si impoveriscono i lavoratori e si creano nuovi disoccupati. La conseguenza è che crollano i consumi, perché le macchine dell'AI producono valore che non viene redistribuito.

L'intelligenza artificiale, è l'argomentazione principale che sostiene la tesi, non 'brucia' solo posti di lavoro. Questo aspetto che riguarda la sostituzione di mansioni che passano dall'uomo alla macchina può essere in molti casi compensato da una corretta riqualificazione dei lavoratori. Il tema centrale riguarda gli effetti della penetrazione dell'AI sulle dinamiche che da sempre governano il mercato del lavoro: dal potere contrattuale dei singoli e delle categorie professionali alle principali pratiche e abitudini del management. Il dilagare dell'intelligenza artificiale produce tante piccole decisioni coerenti che diventano un potenziale cortocircuito a livello macro. E' la somma dei licenziamenti e dei tagli a generare lo shock.

Come se ne esce? Si sta descrivendo un destino ineluttabile? Preso per buono lo scenario descritto dal report di Citrini Research, va fatta una considerazione che molti leader, soprattutto nel mondo della finanza e del tech, iniziano a condividere. Dal Ceo di Jp Morgan Jamie Dimon a Sam Altman, capo di OpenAI, la società che ha sviluppato e messo sul mercato ChatGpt, sono arrivati richiami fermi su due piani. Dimon, che guida la più grande banca americana, ha detto con estrema chiarezza che c'è il rischio di una crisi del debito privato, sul modello della grande crisi del 2008, causato dai potenziali posti di lavoro a rischio per l’espansione della AI nel comparto software. E ha avvertito: "È il momento di prepararsi all’impatto dell’AI sul lavoro". Altman si è detto convinto che servano subito regole per governare il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale. "Ne abbiamo urgente bisogno, come per qualsiasi altra tecnologia di questa potenza".

Il report di Citrini Research e queste voci vanno nella stessa direzione. Se non vogliamo che la crisi dell'intelligenza (artificiale) nel 2028 spazzi via il mondo che conosciamo, la politica, così come il mondo dell'impresa, la grande finanza e le big tech devono porsi oggi il problema. Prima che sia troppo tardi. (Di Fabio Insenga)

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